Con Calvino si chiude “Quartieri di vita”

“Se il quartiere è sugli alberi”. È questo il titolo dell’incontro dedicato al Centenario dalla nascita di Italo Calvino che chiuderà l’ottava edizione di “Quartieri di Vita. Life infected with Social Theatre!”, il Festival di formazione e teatro sociale ideato da Ruggero Cappuccio e organizzato, con il sostegno della Regione Campania e del Ministero della Cultura, dalla Fondazione Campania dei Festival, in partenariato con i Cluster Eunic-European Union National Institutes for Culture di Roma e Napoli. Oggi, alle 17, nel teatro “Enrico Caruso” della Chiesa Santi Giovanni e Paolo di Napoli, a pochi passi dalla casa natale del celebre tenore, l’intera comunità di Quartieri di Vita, fatta di artisti, partecipanti e partner, traccerà il bilancio e analizzerà le prospettive di una rassegna di teatro sociale unica nel panorama nazionale. Dove la storia di Cosimo Piovasco di Rondò, il ragazzino che dopo una lite familiare decide di trascorrere tutta la sua vita tra le fronde degli alberi, il Barone Rampante dell’omonimo romanzo fantastico di Calvino, incarna lo spirito dell’edizione 2023 del Festival. Aprendo una prospettiva profonda sulla ricerca di significati nella vita umana, le relazioni nella comunità e la costruzione di un mondo proprio.

Il progetto, il Quartiere e la diversità delle esperienze umane che in esso si riversano, costituisce – come il bosco di Cosimo – il mondo altro da cui avviare un percorso volto a coinvolgere la comunità locale in un processo creativo collaborativo, incoraggiando la partecipazione attiva e la condivisione attraverso il linguaggio teatrale. Dopo i saluti istituzionali di Rosanna Romano (Direzione Generale Cultura e Turismo Regione Campania) e Alessandro Russo (Segretario Generale della Fondazione Campania dei Festival), ai quali seguiranno gli interventi degli esperti del Visitors Program, Donatella Ferrante (Direzione Generale Spettacolo MiC), Cristina Loglio (Esperta di politiche europee per la cultura) e Giacomo Pedini (Direttore Artistico di Mittelfest), sarà proiettato il documentario su Quartieri di Vita 2023 diretto dalla regista Nadia Baldi. Prenderanno poi la parola la regista praghese Jana Svobodova, le artiste lituane Karolina Žernytė e Šarūnė Pečiukonytė, Enzo Mirone della Cooperativa Sociale Immaginaria, Sara Batoreo Crespo (Ministro Consigliere Ambasciata del Portogallo a Roma-Presidenza Cluster Eunic di Roma) e Maria Carmen Morese (Direttrice del Goethe Institut Neapel-Cluster Eunic Napoli).

Porteranno i loro saluti anche Gina Ferri (Traversarte) e Oscar Briou, Antonio Nardelli (Teen’s Park) e Christian Costa, Patrizio Ranieri Ciu (Ali della Mente) e Sarah Milena Rendel, Rossella Massari, Roberta Prisco e Arianna Ricciardi (Vernicefresca) e Ioana Toloarga, Marina Rippa (Femminile Plurale) e Susanna C. Gaspar, Monica Ruocco ( docente di Lingua e letteratura araba, Università degli Studi di Napoli L’Orientale) e Francesco Cotticelli (docente di Discipline dello spettacolo teatrale, Università degli Studi di Napoli Federico II). Conclusioni affidate a Ruggero Cappuccio, Direttore Artistico della Fondazione Campania dei Festival. Sviluppando l’affabulazione contenuta in quella breve nota dello stesso Cappuccio che ha fatto da manifesto programmatico a questa edizione: “Un ragazzo sale su un albero e per protesta non scenderà mai più. È il cuore del “Barone Rampante” di Italo Calvino. Non è facile vivere in società se la gente decide di opprimere il mondo con un processo di normalizzazione anestetizzante. A Quartieri di Vita, invece, stanno a cuore le eccezioni: quelle incarnate appunto da chi è salito sugli alberi o da chi sugli alberi ci è nato. Il teatro aiuta a viverci sopra creando passaggi impensabili tra una quercia e un platano. Il teatro aiuta a trovare il coraggio di arrampicarsi fino alla cima di un pioppo e aiuta a non avere paura di tornare a terra. Quartieri di Vita esplora quest’anno il pensiero di Calvino e cerca quei preziosi reperti vivi che sono le sue parole, per incendiarle con la voce e fare luce”. Nella piena consapevolezza che solo l’arte ci può aiutare a uscire dal buio.

 

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