di
Maria Pepe

E poi ci sono i padri, che restano sempre anche quando vanno.
“Ti telefono stasera”, Lorenzo Marone, Edito da Feltrinelli, “lettura di Stile” per libri e cappuccino.
Giò e Duccio.
Un padre separato, cinquantenne piacente, storie a termine con giovani donne il suo nascondiglio.
Un figlio, nove anni, sensibile, riflessivo, saggio e pieno di perché.
Due opposti, all’ apparenza incompatibili, forti nel legame del sangue.
In una convivenza forzata lunga un anno, si troveranno e dalla paura delle incertezze della prima volta passeranno ad un rapporto osmotico, l’uno darà all’altro e nello specchio della paternità Giò Coppola, l’uomo delle previsioni meteo alla TV si scoprirà figlio.
Nel buio di una stanza studio oscura e fumosa riecco il suo di padre e quella tenerezza nascosta sotto un atteggiamento granitico impossibile da sciogliere.
Lorenzo Marone commuove e fa sorridere usando, per il più misterioso e indissolubile nodo sentimentale quello tra padre e figlio un linguaggio quotidiano, brillante, ironico, semplice.
Tutti siamo Gio’ e tutti siamo Duccio.
Un libro che conosce e svela.
Non ci sono paroloni o complicate teorie psicologiche che snocciolano complessi e spiegano manie.
Ci sono persone, sentimenti, paure, timori, dolore.
La fragilità dell’essere senza difese e maschere.
“Amore, ricorda, per quanto sarai grande: la libertà costa, è rischiosa, e richiede tanto coraggio. Nella vita dobbiamo essere anime libere, da solo o in coppia, ma anime libere. Non dobbiamo appiattirci, cercare il consenso, tirare a campare. Senza libertà siamo niente”.
Ti telefono stasera.
Non si smette mai di essere figli.
Con Stile, sì!