I miracoli di un uomo qualunque raccontati nell’ultima opera di Andrea Cataldi

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di Maria Pepe

Ognuno di noi è Ivano dei miracoli! Giusti o sbagliati, in base alla vita nella quale ci troviamo. Tra illusioni, aspettative, progetti disattesi, vittime e carnefici del destino proprio e altrui. Il romanzo di Andrea Cataldi scorre veloce dispensando spunti di meditazione in una cornice di rocambolesca ironia. Un uomo deluso e disilluso che in un momento di folle coraggio fugge via, con una bicicletta non sua, da una vita ed un divorzio malevoli e da nullità. Diviene eroe in una comunità tra il fiabesco e l’ inganno dove i bambini parlano cinguettando e ognuno è predisposto al miracolo. Una lenta e metodica vita di provincia dipanata in due scenari la foresta, libera, selvaggia e aperta e il paesello stretto e chiuso dentro un rigore figlio di una rigidità apparente.

Personaggi chiave che ne spiegano l’essenza.

Elfrida figlia del bosco, musa ristoratrice, con il suo carico di mistero e dolore, con il dono dell’eternità racchiusa nei suoi disegni e la ricca vedova, figura negativa contrapposta alla ragazza, simbolo di un bigottismo che immobilizza dietro pasticcini e finti sorrisi. Non è mai troppo tardi per fare la scelta giusta.

Restare, scappare o forse… tornare. Un libro leggero da cui partire per riflettere e capire.

Andrea Cataldi, Ivano dei Miracoli, Letteratura Alternativa, 12,90 €.
L’autore: amalfitano, 40 anni, docente di Scuola Secondaria di I Grado, ha pubblicato già due raccolte di versi. Grande appassionato di cinema, con l’associazione MòFilm di Ravello ha scritto e realizzato tra il 2000 e il 2008, quasi 60 video di diverso genere.

Dedicato a chi come Gino Sorbillo ama Napoli e la sua grandezza

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A chi, come me, intende il giornalismo come resistenza civile, non piacerebbe mai leggere alcune notizie. Mi riferisco alla bomba che ha provocato danni alla sede storica della pizzeria di Gino Sorbillo, nel quartiere Tribunali a Napoli. Subito, il mio spirito mai sopito di cronista si è riacceso come se non fossero mai passati 24 anni dalla prima intervista.

Nella foto di Mariana Silvana Dedu, da sx: Maria Pepe, Gino Sorbillo e Nunzia Gargano

Il web è stato letteralmente invaso. Parallelamente sono giunti numerosi attestati di stima, solidarietà, al pizzaiolo napoletano, ambasciatore della pizza in tutto il mondo.

Sì, perché Gino è uno che ci mette la faccia. Tutti i giorni. In televisione, in bottega, in pubblici incontri. Al di là del motivo che ha spinto dei delinquenti a provare a intimidire chi crede e promuove il riscatto di Napoli e della Campania attraverso la promozione delle sue varie bellezze, la scelta di ricorrere a un segnale così eclatante rappresenta un’ammissione di debolezza.

La spiegazione è a portata di mano. Attività come quelle di Sorbillo, quotidianamente richiamano migliaia di turisti che non esitano a fare anche qualche ora di fila per gustare la vera pizza napoletana. Di conseguenza, la zona è sempre sotto i riflettori. La gente attende all’aperto, occupa il passaggio stradale. A pranzo come a cena c’è troppa gente. I golosi, i curiosi, gli appassionati di food non sanno che solo scegliendo di mangiare una pizza rappresentano una forma di controllo sociale perché inibiscono e ostacolano indirettamente i traffici di chi, al contrario di Gino e tanti altri imprenditori virtuosi napoletani, in quei vicoli, nei viottoli deve delinquere per garantirsi il proprio pane quotidiano.

Gino Sorbillo tutto questo lo sa perciò anche dopo la bomba non ha mai preso in considerazione l’idea di lasciare Napoli perché significherebbe darla vinta a chi fa comodo avere un’ex capitale percepita universalmente degradata.

Pagani, 17 gennaio 2019

Tutti a fare il tifo per Vincenzo Donnarumma componente della nazionale italiana juniores di pasticceria

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PH Gaetano Del Mauro

Non possiamo stare in silenzio. Dobbiamo far sentire a gran voce la vicinanza di questo blog a un numero uno in cui crediamo dal lontano 2015. Stiamo parlando di Vincenzo Donnarumma, il ventitreenne pastry chef di Pimonte, il paese ai piedi dei Monti Lattari. Tra due giorni giocherà una delle “partite” più importanti dal punto di vista umano e professionale. Insieme a Filippo Valsecchi, rappresenterà, al Sigep di Rimini, la nazionale italiana al “Campionato mondiale juniores di pasticceria”.

Sono giorni frenetici e carichi di adrenalina, ma di certo il nostro campione darà il meglio, come nel suo stile.

Ricordiamo ancora una volta chi è questo giovane virtuoso della pasticceria.

Figlio d’arte, il papà Antonio è un apprezzato pasticciere. Da piccolo incomincia a giocare nel laboratorio paterno districandosi tra farina, burro, uova, latte, planetaria, forno. Così la sua scelta professionale avviene naturalmente, senza imposizioni. Conseguita la licenza media, si iscrive alla sede coordinata di Agerola dell’Istituto Alberghiero “Raffaele Viviani”. Qui, nel 2015 consegue il diploma. Voto finale 97 e non 100 perché, si sa, i fuoriclasse lo sono sempre, soprattutto quando si assumono le proprie responsabilità. Infatti, mentre al quinto anno pensava all’Esame di Stato, in primavera, in omaggio al suo territorio, patria del provolone del Monaco, idea un dolce in omaggio “La Tentazione del Monaco”, una crema bavarese con il prezioso formaggio.

Sempre con le idee chiare, nel settembre dello stesso anno si iscrive alla Cast Alimenti, la prestigiosa scuola di pasticceria dove circolano i migliori maestri del dolce da Massari passando per Fabbri, Biasetto fino a De Riso e Pepe.

La sua stella ha sempre brillato di luce propria. Nel 2016 e nel 2017, dopo aver concluso il percorso di studio in “Cast” ottiene importanti riconoscimenti al “Sigep”, l’annuale fiera di Rimini dedicata alla pasticceria.

Il 18 settembre scorso è stato insignito del “Ritratti di Territorio – Food Award” per la sezione “Pastry Chef” con la seguente motivazione: “Giovane promessa della pasticceria, si distingue per un’intraprendenza fuori dal comune. Figlio d’arte, ha le idee ben chiare sul suo futuro. Le sue ultime performance sono una conferma ulteriore e ne fanno un fuoriclasse che ha scelto e non ha subìto l’arte pasticcera”.

Di lui si parla anche nel libro (in corso di stampa) “Le ricette del Vesuvio”, curato da Nunzia Gargano per le Edizioni dell’Ippogrifo.

In bocca al lupo!

Lunedì e martedì prossimi all’osteria “La Pignata” cena a base di maiale locale

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L’inverno è ormai tra noi. Si continua ad avere voglia di pietanze calde che riscaldino gli animi e i palati. Il pensiero va a quei piatti di una volta che si degustavano quando si era bambini e c’era ancora la nonna premurosa che ti insegnava a mangiare i manicaretti della tua trisavola. Per fortuna, ci sono sempre Mafalda Amabile e Gerardo Figliolia dell’Osteria “La Pignata” di Bracigliano.

Sono i detentori dell’antica sapienza, dei riti familiari come quello dell’uccisione domestica del maiale. Così, ogni anno, tra dicembre e gennaio organizzano cene dedicate al “re della tavola”. Per gli appassionati sono rimpatriate attraverso le quali ci si riappropria di se stessi e della propria memoria.

Allora lunedì 14 e martedì 15 gennaio, per due sere, sarà possibile degustare un menu completamente scandito dall’antipasto al secondo con diverse parti e lavorazioni di carne di maiale.

Per partecipare a questa festa, se così si può dire, basta assicurarsi il proprio posto perché gli eventi degli OstiNati sono sempre sold out.

Per info e prenotazioni

Osteria La Pignata, via F. D’Amato, 54 – Bracigliano (Sa)

Tel. 081969580

Ecco a voi la ricetta della scarola in carrozza secondo Gianni Mellone

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Gianni Mellone, è lo chef di “Salumeria 13” a Salerno. Ottima formazione, grandi capacità, profondo rispetto delle materie prime e delle dispense. Per i nostri lettori, oggi, presenta la scarola in carrozza, salsa di provola e polvere di olive, un antipasto che ha riscosso grande successo all’evento “Le Stelle per Tampellin”, svoltosi il 12 novembre scorso al “Bagatto” in Pagani.

Scarola in carrozza, salsa di provola e polvere di olive

Ingredienti per 4 persone

8 fette di pan carré

1 cespo di scarola

250 g di provola affumicata

250 g di panna fresca

100 g di olive nere denocciolate

più 100 g per disidratarle

30 g di capperi

50 g di colatura di alici di Cetara

50 g di olio extravergine

100 gr di farina ’00’

2 uova

100 g di latte

300 g di pan grattato

1 l di olio di arachide

Tagliate le fette di pan carré con un coppa pasta sprecandone il meno possibile.

Tagliate e lavate la scarola, preparate un soffritto con un filo di olio, capperi, olive e aglio tritato, appena pronto unitevi la scarola e coprite. Lasciate cuocere cinque minuti e alla fine regolate di sale.

Appena pronta, mettete in un colapasta in modo da perdere più liquido possibile.

Tagliate la provola in cubetti e mettete in una ciotola adatta al microonde, aggiungete la panna e mettete in microonde in tre passaggi da 30” e lasciate riposare per una mezz’oretta.

Emulsionate con un frullatore ad immersione la colatura e l’olio extravergine, tenete da parte per poi completare il piatto.

Disponete su un piatto le altre olive e passatele in microonde ad intervalli di 1′ fino al totale disidratamento, lasciate raffreddare e frullate a polvere.

Filtrate la panna dai cubetti di provola e tenetela da parte, unite i cubetti alla scarola.

Cominciate l’assemblaggio, posizionate una fette di pane al fondo del coppapasta, poi continuate con la scarola per due cm e chiudete con un’altra fetta di pane.

Riponete le 4 porzioni di scarola in freezer per 10 minuti.

Mischiate le uova con il latte, il pepe e un pizzico di sale e cominciate ad impanare seguendo l’ordine: farina, uova e pangrattato.

Friggete in abbondante olio la scarola e passate all’impiattamento.

Posizionate la salsa di panna aromatizzata alla provola con un cucchiaio al centro del piatto, qualche goccia di olio alla colatura, la scarola e sopra la polvere di olive.