Agosto si avvia veloce e afoso verso la fine. È un guizzo, è questione di giorni. Veloce, color argento o smeraldo, lo stesso delle squame delle alici, iridescenti e cangianti, a seconda del verso con cui vengono toccate dallo sguardo, le alici che, incantate dalle lampare, novelle sirene, affiorano dal mare di Cetara a quello del Cilento.
Il mare, dopo il cielo e la terra: tre serate al Caruso, a Belmond Hotel Amalfi Coast, per omaggiare e celebrare non soltanto la Dieta Mediterranea ma anche e soprattutto il territorio, gli elementi.
Le Ditirambo Nights, appuntamenti che vedono il confronto/sfida tra due o più produttori locali e cilentani, giungono anche quest’anno al termine, prima del gran finale affidato ad Agorà, il 12 settembre. Sui bordi della Piscina più bella del mondo, e qui la lettera maiuscola non è un errore di battitura, non è un vezzo, non è superbia, ma constatazione e dovere, quasi obbligo, si sono alternati sapori, storie, sapienze, tradizioni, progetti. Se il 22 maggio ha visto gli occhi degli ospiti puntati al cielo per avvistare la luna e i corpi celesti grazie agli astrofili e divulgatori di AstroCampania, e i piatti riempiti da un’asprezza non un’asperità che ha condotto alle stelle, se il 22 luglio è stata invece la volta della Terra, con le donne del vino, dei fusilli, con le Kassandre che, come instancabili amazzoni, salvano quotidianamente donne vittime di violenza, adesso doveva necessariamente toccare al mare. Potremmo mai dimenticare il mare? Si, è vero. A Ravello il mare non c’è, tranne che per la propaggine più a sud del nostro amato territorio, ai piedi, in coda, a proposito quanto è bella la Costa vista dai piedi, dal mare, dal basso, si è vero il Caruso non ha una spiaggia ma ha una piscina, però è tutto mare quello che è intorno, ed è mare nei piatti dell’Executive Chef Armando Aristarco, nelle ceramiche, nelle maioliche, negli scorci avvistati dalle finestre e dai giardini, o dai terrazzi.
Quindi il 26 agosto, a partire dalle 19:00, sarà la volta del mare. Due i protagonisti. Giulio Giordano da Cetara, che racconterà della colatura e della nuova generazione della sua famiglia dedita a quella che ormai è un’arte, e Donatella Marino e famiglia per la menaica cilentana. Si, sono storie di reti e pesca notturna, di vita faticosa, di segreti tramandati di padre in figlio come un abracadabra, di lune che si nascondono, di giornate scarse e di altre di grande soddisfazione. Ma il mare è mare e allora, a parte le ricette, che si fa? La direzione del Caruso, guidata dall’energica General Manager Iolanda Mansi, sposa il mare in tutti i sensi. Il mare non può essere solo cornice, punto di osservazione o ingrediente nel piatto. Il mare è casa, è orizzonte, è partenza, è meta; il mare è nostro, diremmo parafrasando in modo più intimo un noto detto latino. E allora, ecco che la serata del 26 agosto assumerà un significato molto più importante e profondo. Il Caruso sceglie di aiutare il mare e lo fa con un progetto del GAL Pesca Approdo di Ulisse, un progetto da affiancare, supportare. Perché bisogna sostenere i territori e non soltanto prendere. E dare è il verbo giusto. Che rima con mare. E con tante altre parole, verbi ed emozioni.
Sarà il 26 a ricordarcelo, a bordo di una piscina, anzi no, della Piscina, guardando il mare. E sapendo che da quel mare non si può solo e soltanto prendere, che è necessario un grazie. Per restituire.