
San Valentino a teatro con “Scenari pagani 28”. Il quarto appuntamento della rassegna si terrà nel giorno dedicato all’amore. Alle 20.45, al Teatro S. Alfonso, il sipario si aprirà per Francesca Astrei in “Io sono verticale”, luci di Chiara Casale. Lo spettacolo è vincitore del Premio Ubu Miglior Attrice Under 35, del Premio della Giuria Direction Under 30 e del Premio Yarts Project. È stato realizzato con il sostegno del Teatro di Roma con la collaborazione di Carrozzerie N.o.t. e Nidoramai.
Come al solito, l’evento sarà preceduto dall’AperiSpettacolo a cura di Ritratti di territorio, di cui saranno protagonisti Pepe Mastro Dolciere e Famiglia Pagano 1968.
Info e prenotazioni: www.casababylon.it +39 3289074079
Durata: 70 minuti

Lo spettacolo
Francesca Astrei sceglie di raccontare la fatica del vivere e la voglia di chiusura al mondo che ne consegue, in maniera del tutto desueta ed acuta. Astrei, inizia il suo racconto dalle citazioni bibliche, evangeliche e letterarie dai tratti fortemente ironici per il colore e le interpretazioni che l’attrice abilmente sa adoperare. Qui, rispetto alla narrazione evangelica dell’apostolo Giovanni, Lazzaro non vuole risorgere, tarda ad uscire dal sepolcro. E seppur continuamente invitato dal Signore: “Lazzaro alzati e cammina”, preferisce non eseguire, non vuole esporsi alla vita e si interroga: “da verticale dove vado? Camminare è cadere, sono stanco di cadere e farmi raccogliere. Sono vivo solo da morto. L’eterno riposo mi culla. Sente che deve “stare, non essere, azzerare senza ripartire, fluttuare, galleggiare”. Francesca Astrei, per ogni personaggio che si avvicenda nella storia, cambia con bravura registri, inflessioni, intonazioni e timbri vocalici marcatamente ‘comici’, presentando una scrittura fluttuante, brillante ed originale che riesce a trattare temi grevi con garbata levità. La misura adoperata nella trama, tra l’ironico e il poetico, cattura l’attenzione del pubblico fino a fine spettacolo. Francesca ha un incedere leggero mentre spande verità profonde. Sulla scena si svela poco a poco, in modo progressivo, fino ad esplodere con una fresca sferzata di energia che mette in chiaro Astrei come interprete di razza. Torrenziale nell’eloquio, tenera nelle espressioni di sorpresa, ironica nello sguardo distaccato e malizioso che accompagna ad un impagabile senso dell’humor: raro e contagioso.