di Maria Pepe

Giorni e notti d’ Oriente lontani eppur così vicini.
Racchiusi in una fiaba da mille e una notte senza tempo.
L’amore e la sua struttura lasciano i termini relativi insiti nel DNA e abbracciano l’assoluto, l’amore assoluto, che va oltre le insidie, le tentazioni e le lusinghe del terreno.
Fermo resiste nella certezza del suo bene che fedele resta allo spirito senza cedere alla violenza del corpo.
Il mirto e la rosa di Annie Messina pubblicato da Sellerio, libro e cappuccino di questa settimana.
Il mirto è la virilità dell’ affascinante e possente principe.
La rosa è la fanciullezza del magnetico e meraviglioso schiavo di cui nessuno sa.
Semplicità, chiarezza di un linguaggio da favola, aprono la strada a fascinazione, tensione narrativa, mistero fino a giungere ad uno struggente finale che il lettore sente suo sin dentro le viscere.
Non esistono pantani di genere, casta, età dentro i quali restare affossati.
Esiste il sentimento, il suo sentire, non tradirlo per non tradire se stessi e la propria natura.
Un manoscritto, una storia d’ amore di cui insieme ad Hamid e Falco anche chi legge ne è protagonista.
L’universo è nel particolare.
“Si guardarono un momento, e per l’ ultima volta il signore affondò lo sguardo in quegli occhi limpidi in cui non aveva veduto ma altro che amore. Poi il fanciullo si girò, l’uomo lo strinse a sé con più forza. – Andiamo, Falco -.”
Il mirto e la rosa.
Limpido e totale.
Senza difese, sì!