
“La pausa” riprende il suo tour. E lo fa partendo dalla Sala Le Muse di Baronissi. Lo spettacolo di e con Vincenzo Sabatino, accompagnato alla chitarra da Giovanni Tommaso Tortora, rientra nell’ambito del cartellone “Nuove Proposte” di Teatro Novanta di cui è direttore artistico Raffaele Milite.

“La Pausa” segna il debutto alla regia del giovane attore paganese ed è prodotto da Casa Babylon Teatro e Ritratti di territorio. Dopo la serie di repliche della scorsa stagione, stasera, si ricomincia perché il teatro è la vita.

Per info e prenotazioni: https://www.i-ticket.it/eventi/la-pausa-sala-le-muse-baronissi-biglietti
L’attore
Vincenzo Sabatino, attore di Casa Babylon ha messo su questo spettacolo, quarant’anni dopo la scomparsa di Eduardo avvenuta il 31 ottobre 1984. E rimbombano ancora queste parole, pronunciate il 15 settembre dello stesso anno, a Taormina: “Ma il cuore ha tremato sempre, tutte le sere, tutte le prime rappresentazioni, e l’ho pagato. Anche stasera mi batte il cuore e continuerà a battere anche quando si sarà fermato”.
Il gelo e i brividi sono due elementi imprescindibili della valigia dell’attore.
Perché un giovane sceglie di correre il rischio di portare in scena il più grande?

“Ho conosciuto Eduardo a 6 anni, sul divano di casa, ventisette anni dopo la sua morte – spiega il giovane attore – Da allora, la scelta di andare a teatro. Dopo anni di studio, ho trovato il coraggio di creare un piccolo spettacolo con le sue commedie. È stato fondamentale, nel mio percorso, il lavoro realizzato da Fausto Russo Alesi su “Natale in casa Cupiello” e “L’arte della commedia”.
Lo spettacolo
Il personaggio in scena, senza nome, abita nelle coscienze di ogni uomo. Ne ha tutte le contraddizioni, ma non è umano, forse lo è stato in passato.
Vincenzo Sabatino affronta per la prima volta le opere di Eduardo De Filippo. È il personaggio che si immerge nelle opere del grande commediografo, dando voce alle emozioni della vita reale che hanno costruito la struttura dello spettacolo. L’intenzione è promuovere una riflessione sulla precarietà dell’uomo nella società moderna, ridotto a un automa che non può permettersi di percepire sentimenti. È il caso di prendersi una pausa, magari davanti a un caffè, per riscoprire le fragilità, i luoghi, i ricordi, le contraddizioni, le radici.
E così sono stati selezionati brani di opere da: “Uomo e galantuomo (1922); “Natale in casa Cupiello” (1931); “Napoli milionaria” (1945); “Occhiali neri” (1945); “Filumena Marturano” (1946); “Questi fantasmi” (1946); “De Pretore Vincenzo” (1957); “Sabato, domenica e lunedì” (1959); “Il sindaco del rione Sanità” (1960).