
Undici anni, undici edizioni. Finora. Sembra passato un attimo. In un momento di tranquillità, su una spiaggia della Sicilia: l’idea. Ancora oggi fa sorridere. Pensare a un evento per celebrare il bello e il buono della nostra terra. Una follia, certo. Dopo qualche ora e qualche telefonata, i folli erano in aumento. Uno per tutti: Sasà Sorrentino, il mio amico artista, all’epoca in spiaggia ad Amalfi. Pochi “sturci” consentitemi il termine e subito al lavoro.

È grazie a lui se il logo di Ritratti di territorio è rassicurante e ingenuo, forte e delicato. Due bambine che giocano a going. In mezzo, c’è il pomodoro. Rosso, verde, nero e bianco per riassumere le mie esperienze. Era il 2014. Chi lo conosce sa che Sasà è sempre proiettato oltre. L’anno dopo, arriva un nuovo tassello. Il premio speciale: una mattonella con il logo di Ritratti. Sì, perché in provincia, per far sentire la propria voce, non c’è bisogna di urlare. Si può fare in tanti modi, anche originali. Il nostro rapporto con la terra è viscerale. Il legame con le tradizioni è istintivo e vitale. Ci crediamo. Di anno in anno, abbiamo raggiunto il nostro equilibro. Ci capiamo. Parliamo la stessa lingua. Non abbiamo bisogno di grandi riunioni, di conversazioni chilometriche. Ci bastano pochi scambi. Ci si vede perché altrimenti non ci si incontrerebbe dal vivo. Dalla scorsa primavera, lavoriamo alla dodicesima edizione. In realtà, non smettiamo mai.

Arriva il 13 giugno. Un’afosa giornata primaverile si trasforma in un momento di dolore immenso. Non ne scriviamo. Sapete a che ci riferiamo. Ancora oggi, ci sentiamo sospesi. Siamo in apnea, ma proseguiamo, come se fosse il 2015, il 2019, il 2021. Anni citati a caso. Ci guardiamo negli occhi. Abbiamo sempre saputo che non ci saremmo fermati. La reazione? Tornare ancora di più alle radici. A dove tutto è nato. Non sarà un caso, se proprio a Pagani è nato Ritratti di territorio.

E allora il premio ha una nuova veste. Adesso, a giocare a boing, sono un bambino e una bambina. Il pomodoro è sempre lì. La mattonella si è trasformata in una tammorra, gialla come la “pettola” dei nostri amati tagliolini. Noi siamo local è vero, ma siamo anche global. E il pensiero va a lei, alla famosa Madonna delle Galline. In suo onore, si balla in cerchio perché così possono entrare tutti. La “pettola” è l’accoglienza di un paese rumoroso che non ti lascerà mai a digiuno. Questa è la storia di una speranza, coltivata da chi ha lottato sempre con il sorriso per cercare il bello e il buono. E continuerà a farlo.