La Milano d’amare in “Un amore” di Dino Buzzati

di Maria Pepe

“L’amore? È una maledizione che piomba addosso e resistere è impossibile”.
“Un amore”, nulla di più.
La fascinazione di Dino Buzzati a descrivere una storia, non storia, di due troppo lontani, lettura di Stile per libri e cappuccino.
Uniti dalla paura di sentire.
Non amare per non soffrire, per non conoscere rifiuto.
Il sentimento, però, non conosce correttezza e, in silenzio, si insinua e uccide.
Lenta, di spasmi, angosce ed esplosioni di gioia, è la morte d’amore.
Laide è giovanissima e peccaminosa.
Svogliata ballerina di fila alla Scala, così racconta, è mantide fatale nella Milano del peccato.
Antonio, noto architetto, garbato e gentile, chiude la sua bella persona, dalle forti inclinazioni artistiche, in un anonimato di gusto sigillato da un aspetto mesto.
L’atelier della signora Ermelina, i cui abiti sono donne da indossare e provare, li farà incontrare.
Da questo momento il romanzo apre il suo nucleo.
“Dio mio possibile che non riuscisse a pensare ad altro? La mente era fissa lì, sempre sullo stesso argomento tormentoso, e all’altezza del palazzo di Brera lo prese lo sgomento perché in questo preciso istante ha capito di essere completamente infelice senza nessuna possibilità di rimedio, una cosa assurda e idiota, tuttavia così vera e intensa che non trovava più requie”.
L’ amore che vuoi diverso e distante da quello che hai.
Il logorio delle elucubrazioni mentali ad innescare un reale parallelo che altera il vero.
Un amore generato dal cono d’ombra che incessante macina l’esistere dell’ altro.
Tutto con un linguaggio totalmente sgrammaticato.
Periodi aulici si alternano a frasi scoordinate dove il tempo verbale è un formalismo.
Un trucco stilistico, tratto distintivo dell’autore del più noto Deserto dei tartari, per creare la suggestione quasi narcotica dell’ allucinazione.
Denso e rovente, fatto di vuoti e mancanze come i giorni d’estate e come l’estate, sul finale, sorprendente.
“Un segreto molto semplice: l’amore. Tutto ciò che ci affascina nel mondo inanimato, i boschi, le pianure, i fiumi, le montagne, i mari, le valli, le steppe, di più, di più, le città, i palazzi, le pietre, di più, il cielo, i tramonti, le tempeste, di più, la neve, di più, la notte, le stelle, il vento, tutte queste cose, di per sé vuote e indifferenti, si caricano di significato umano perché, senza che noi lo sospettiamo, contengono un presentimento d’amore. Quanto era stato stupido a non essersene mai accorto finora”.
Un Amore.
Eros e psicologia.
Con Stile, sì.

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