I turbamenti giovanili di Holden come viatico per aprirsi alla vita

di Maria Pepe

“Mi fanno impazzire i libri che quando hai finito di leggerli vorresti che l’autore fosse il tuo migliore amico, per telefonargli ogni volta che ti va.”
Il giovane Holden, J. D. Salinger, “lettura di Stile” per libri e cappuccino.
Holden 16 anni, inadeguatezza e smania, combattimento, resa, vittoria.
Caulfied è qui davanti a te, con il suo libro senza copertina, e ti parla dell’adesso, pur sentendo forte l’altrove dove esiste chi ha smesso di essere, ma continua a piacergli e sentire di più.
Parla Holden, lo fa in prima persona e non ha alcuna intenzione di perdersi in antefatti o storie di una vita. Vuole solo raccontarti il Natale dei suoi sedici anni.
Il Natale che tutti abbiamo avuto, ognuno nel suo anno spartiacque tra l’età dell’innocenza e quella adulta che inevitabile viene.
Espulso dalla Pencey, facoltosa scuola, per il suo rovinoso profitto in netto contrasto con l’evidente genio e attitudine da studioso.
Confuso, turbato moralmente e spiritualmente il giovane affronta il ritorno a casa e nel suo andare alla vita borghese americana. in pochi e concitati giorni, vive e racconta il college, gli odiati e insulsi compagni, gli amori, i sobborghi, la paura di quel che sarà.
Un romanzo erroneamente pensato come testo scolastico di formazione adolescenziale.
Salinger con un linguaggio che è il nostro, semplice, quasi parlato, amaro, asciutto, mette l’Io sul tavolo autoptico e mostra il male che è cura per l’essere.
“Scoprirai di non essere stato il primo a sentirsi confuso, e spaventato, e perfino disgustato dai comportamenti umani. Non sei affatto solo, in tutto questo, e scoprirlo sarà emozionante e stimolante.”
Il giovane Holden.
Con Stile, sì.

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