Lo stile sognante di Calvino nel barone rampante la chiave per interpretare la nostra realtà

di Maria Pepe

Con un pensiero speciale ai maturandi, Sergio ci propone come lettura di Stile, per libri e cappuccino, “Il Barone rampante” di Italo Calvino.
Diversità, rispetto delle decisioni altrui, importanza di accettare gli altri per quelli che sono, l’inconsistenza delle convenzioni sociali, l’inusuale come normale varietà dell’umano e del mondo.
Poesia ed elementi fantastici sono il nucleo dell’umorismo strutturato, registro stilistico del testo.
Con divertimento e caparbietà, Calvino veste da favola un grande romanzo.
È il 1767. Cosimo Piovasco di Rondò, rampollo di una famiglia della nobiltà ligure di Ombrosa, è a tavola con i parenti. Galeotto un piatto di lumache, dal giovane rifiutato, e tutto comincia…
Il barone rampante, il cui regno è un albero.
Di bosco in bosco, di foresta in foresta, il dodicenne farà degli alberi la sua dimensione e senza mai scenderne incontrerà la storia, l’amore, l’ amicizia.
Esempio di evoluzione, crescita e completezza, vivrà una vita avventurosa che lo porterà a conoscere Gian de’ Brughi (bandito), Voltaire e pirati, nobili spagnoli abitanti di alberi anch’essi.
Fermo nella sua diversità, sarà attraversato dall’ardore della Rivoluzione Francese e dal dolore dell’abbandono amoroso che gli preferirà una strada piana e agiata.
Nemmeno la vecchiaia lo staccherà dall’essere se stesso, mai toccherà terra con il passaggio di una mongolfiera dall’albero abbraccerà l’immensità eterna del mare.
“Quando sarai stanco di stare lì cambierai idea! – gli gridò.
Non cambierò mai idea, – fece mio fratello, dal ramo.
Ti farò vedere io appena scendi!
E io non scenderò più! – E mantenne la parola.”
Il barone rampante.
Deciso e autentico.
Con Stile, sì.

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