Orwell racconta il viaggio di un parvenu in due capitali

di Maria Pepe

 

Un viaggio nella Parigi e nella Londra dei sobborghi.
La povertà e i modi di declinarla.
A raccontarla, l’inconfondibile stile dritto per dritto di George Orwell.
“Senza un soldo a Parigi e Londra”, il libro di questa settimana per la rubrica libri e cappuccino.
Nessuno sconto, una denuncia chiara, colpe, conseguenze, cause.
Analisi critica ed asettica, al punto tale da fare vedere il vero com’è.
Il degrado dell’alloggio e dell’animo, imprecante a Parigi, completamente annichilito a Londra, raggiunge lo stomaco come un pugno dato con guanto di velluto.
Gli occhi, il vissuto, la voce narrante sono di un giovane inglese in vacanza nella città delle mille luci.
La dissolutezza effervescente del bassofondo rende il soggiorno, dapprima inebriante, poi, finiti i soldi, i morsi della fame spengono ogni cosa e la proiezione di vita è quella di aver cibo per il singolo giorno.
Personaggi dell’assurdo, tra alberghetti fatiscenti e ristoranti improbabili, dove si ritroverà plongeur (sguattero addetto al lavaggio piatti).
La povertà francese è faticosa e svilente.
Londra e il buon lavoro che l’attende, così gli hanno detto, la soluzione.
Parte e torna a casa, ma l’ inferno francese, sotto lo scintillio delle luci, concedeva passioni. L’Inghilterra, con il suo grigiore di polvere industriale, no.
I poveri sono inglobati a status di barboni, prigionieri notturni di istituti d’accoglienza.
Non vi è salvezza nella terra del grande orologio.
Nulla è concesso ai senzatetto, una donna, un sogno, un desiderio.
Il disciplinare l’include e li soggioga.
“Senza un soldo a Parigi e Londra”.
Un grand tour che visita le ombre ne mostra le piaghe e ne rompe il disincanto.
“Posso indicare una manciata di cose che nel ritrovarmi senza un soldo ho imparato a dovere. Mai più penserò che i barboni siano tutti farabutti e ubriaconi, né darò per scontata la gratitudine di un accattone a cui avrò allungato un penny, né mi sorprenderà che chi è senza un lavoro non abbia energie, né farò sottoscrizioni per l’Esercito della Salvezza, né darò in pegno i miei abiti, né rifiuterò un volantino, né mi godrò un pasto nei ristoranti raffinati. È un inizio”
Vita e viaggio, sì.

Articoli correlati

Festeggiamo un giorno speciale per la rubrica con “Le libraie di Kichijou”

di Maria Pepe Su libri e cappuccino “Le libraie di Kichijou” di Aono Kei, edito da Einaudi. Lettura di Stile di questo appuntamento. Il potere dei libri,…

La ribellione femminile passa per la scrittura nell’ultimo romanzo di Dacia Maraini

di Maria Pepe Scritture segrete di Dacia Maraini edito da Rizzoli. Lettura di Stile, consigliata dal nostro libraio resistente Sergio Stile, per libri e cappuccino della settimana….

Lorenzo Marone racconta l’esperienza di essere padre nell’ultimo libro

di Maria Pepe E poi ci sono i padri, che restano sempre anche quando vanno. “Ti telefono stasera”, Lorenzo Marone, Edito da Feltrinelli, “lettura di Stile” per…

“La femminanza”: un modo di stare al mondo secondo Antonella Mollicone

di Maria Pepe “così la chiamava quella veemenza di corpo e lingua contro ogni prepotenza” La femminanza! Romanzo di Antonella Mollicone, edito da Nord edizioni. Un romanzo…

L’opera prima di Tonia Cardinale finalista al II Concorso letterario Felicetta Confessore

Secondo appuntamento con libri e cappuccino Felicetta Confessore special edition. “Le pure stelle” di Tonia Cardinale, edito da Iod edizioni. “Mi sono ammalata d’ amore e sono…

Era l’anno di nero a metà colonna sonora del viaggio in Vespa di Mauro Pepe e del suo amico

di Maria Pepe Un viaggio, una vespa – “la portentosa”, due amici, l’adolescenza… Era l’anno di nero a metà. Romanzo primo e autobiografico di Mauro Pepe tra…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *