di Maria Pepe

Due gemelli, tre nomi, la “cosa”.
La guerra, del mondo e del singolo, che continua anche dopo la guerra.
Un “esercizio” di realtà, asettico, spietato, feroce.
La realtà che si distorce e in maniera distopica si ripete nella mente di Lucas Claus e sui fogli del suo “Grande Quaderno”.
Le vicende di un reale irreale che nel tempo della fine tornerà al suo inizio.
“Il treno è una buona idea”
Il comandamento non scritto è il potere della parola, spogliata di ogni affezione, utilizzata come mezzo spietato di descrizione di quel che si vive, vede o crede di.
Lucas Claus oltre i propri limiti, attraverso esercizi di prova estrema ed efferata.
“Perché sei così cattivo?
Cattivo? Io? Non capisco di cosa stia parlando “.
Dolore, umiliazione, nulla fa male, passando sopra corpi e legami arriva ” la prova”.
Separazione non voluta ma subita.
Strada per il disvelo della “grande menzogna”.
Il cercato, Lucas, troverà il cercatore Klaus.
“La vita è di un’inutilità totale, e nonsenso, aberrazione, sofferenza infinita, invenzione di un Non Dio di una malvagità che supera l’ immaginazione”.
Agora Kristof, trilogia della città di K, asciutto, essenziale, nessun orpello, capitoli brevi che tengono incollati e sospesi, vita vera e sogno disturbante si affiancano e si cedono il passo.
Non tempo, non spazio, tutto resta fermo alla guerra pur divenendo. Una trilogia, lavoro unicum, prova di una genialità divina e sensuale che governa e porta gli uomini dove sin dal principio aveva deciso per loro.
Vita e morte.
Tra mondi di realtà, sì.