di Vincenzo Sabatino

«Per fare teatro occorre solo una cosa: l’elemento umano»
Questa osservazione di Peter Brook torna prepotente proprio oggi, giornata mondiale del teatro.
È utile trasformare questa ricorrenza in un momento di autocritica.
Da umile mestierante, ho cominciato a versare il mio sudore sulle tavole del palcoscenico, a sette anni. Non è mai stato un hobby. Non è intrattenimento. Non è un caffè. Non è una pausa dal lavoro. Non può salire chiunque in scena. Non è uno sport.
Se c’è qualcosa che ho imparato in questi dodici anni di lavoro è che non si può essere superficiali.
L’arte non è un gioco. Il teatro viaggia su una linea sottile tra verità e bugia, ma è fondamentale essere coerenti. Sempre.
E il materiale umano fa la differenza.
Vivo per il teatro e non sarei lo stesso se rinunciassi al contatto umano. Aperitivi, pizze, serate tra amici, infiniti pranzi di famiglia, feste di paese, campagne elettorali, partite di calcetto.
Ed è proprio su quest’ultima attività che voglio soffermarmi. Io e i miei amici non siamo mica dei calciatori professionisti! Siamo calciatori amatoriali. Eppure non abbiamo mai pensato di far pagare un biglietto, per far vedere una nostra partita.
Buona festa, a chi vive di questo pane!