Enea dal punto di vista Didone-Marilù Oliva

di Maria Pepe

E se invece…
Al proprio destino nessuno sfugge, nemmeno gli dei.
Libri e cappuccino chiacchiera col mito.
L’ Eneide di Didone di Marilù Oliva, edito da Solferino, a tenerci compagnia.
L’opera virgiliana come non l’avreste mai immaginata.
La valorosa Didone cede ad Enea non per folle amore, ma per capriccio e gioco di due dee.
Venere, madre dell’ eroe, e Giunone, protettrice della regina, giocano a scacchi con la vita degli uomini.
Da questo gioco, nel giorno dell’abbandono, non è Didone a conoscere la lama della spada, ma Enea, per errore trafitto dalla donna che ne indosserà l’armatura prendendone il posto, piegando alla forza del suo volere e del suo amore per Ilioneo, secondo del predestinato fondatore del più grande impero mai esistito, gli dei e il fato.
“Coraggio non è sbruffoneria, non è calpestare chi è più debole. Coraggio è affrontare tutti i giorni la vita e rispondere ai suoi affronti con la pazienza dei disarmati, coraggio è accettare la sfida dei giganti quando sei una piccola pedina senza protezioni.”
Intrighi, riti, sacrifici, divinazioni.
Lo stravolgimento di una narrazione epica per esplorare l’universo donna.
Marilù Oliva restituisce a Didone, simbolo del lato sentimentale di ognuna la sua struttura attraverso un processo di autoaffermazione.
Il mito come accesso alla propria “dimora”, esserne padrona non è perennemente battersi in un estenuante braccio di ferro che non conosce fine con il sesso definito forte, il domino quello vero è nella scelta.
“La più grande libertà è tenersi stretto il privilegio di poter scegliere.
L’Eneide di Didone.
Femminile e libero.
Per scelta, sì.

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