La pausa: sold out per la prima prova da regista di Vincenzo Sabatino

di Maria Pepe


Un corpo a traino va scendendo per l’oblio della sepoltura.
L’anima sua si desta e versa rabbia, perché, ricordi.
La musica diffonde, nello spazio che “non c’è”, lutto, morte, peccato, resurrezione.
“La pausa. Omaggio senza pretese a Eduardo De Filippo”, entra così negli occhi e nello stomaco della platea.
Vincenzo Sabatino (attore e regista) e Giovanni Tommaso Tortora (musicista) hanno celebrato, nella chiesa dell’ Addolorata, in Pagani, i quarant’anni dell’Eduardo “ultraterreno”. Sull’altare, lo scorso 30 ottobre, per l’occasione, palco d’esordio alla regia del giovane interprete.


L’attore regista e il musicista ” divino”, (chitarra, organo, piano, i suoi doni), sotto la direzione artistica di Nicolantonio Napoli, tracciano la via.
Con l’incedere deciso ma sospeso, come il sussurro dell’altrove vuole e sente, arrivano uno dopo l’altro le voci, i volti e i luoghi dell’opera eduardiana più intima. A petto nudo con la scritta “PAX” impressa in rosso sulla pelle.

“Questi fantasmi”, “Natale in casa Cupiello”, “Filumena Marturano”.
O’ Cafè, ‘O Presepe (centro e presenza della scena) e poi…
Silenzio, ecco De Pretore!
Vincenzo De Pretore.
“Mariunciello muorto acciso”.
Protetto dalla fede, San Giuseppe è il suo custode.
“Fatemi rimanere in Paradiso!
Tengo a prumessa e voglio… Resta’ cca…
Credendo Ca parlava c’o Signore, nzerraje pe’ sempre ll’uocchie De Pretore”.
Gli occhi sono bendati e il fisico brancola nel vuoto buio, le note lo guidano.
“Uocchie che arraggiunate” e gli “Occhiali neri” non servono più.
“Piglia l’uocchie e fallo abballà”.


Uno spettacolo di merito e pregio.
Una maturità emotiva consapevole, il coraggio della fragilità. Vincenzo Sabatino incanta e squarcia il velo, rendendo fruibile a tutti il bagaglio umano del sentimentale, denso e difficile da sostenere.
Usa il corpo, la parola, l’intenzione.
Abolisce sovrastrutture ed artifici.
Semplicità e leggerezza i suoi pilastri.


L’impotenza, la solitudine, il dolore trovano “requiem”, consolazione e speranza nella fiamma di una luce dedicata. Ognuno accenda la sua.
“Questa candela che sempre arde sulla scena della vita giunga fino a te”.
Struttura, forza, padronanza della scena
Da vedere e rivedere.
Ancora, ancora e ancora.

Foto Mena Russo

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