Pierluigi Giglio “Di Corbara” è il contadino custode del seme del locale pomodorino e si prepara al “Corbarino Tour 2020”

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Pierluigi Giglio

Lo sguardo del turista che decide di raggiungere la Costiera Amalfitana passando per Corbara rimane colpito da un cartello rettangolare. “Corbarino Tour” è ciò che si legge e il passante incomincia a porsi qualche domanda.

Di che si tratta?

È l’intuizione geniale di Pierluigi Giglio che ha segnato l’estate 2019  nel piccolo paese dell’Agro Nocerino-Sarnese. Dopo tanti anni trascorsi nella grande distribuzione, arriva la svolta. Pierluigi, di origini peruviane, decide di mettere a coltura il terreno di famiglia, a pochi metri da casa, in via Casa Mola, dove la mamma, da bambina, mangiava pane e olio.

L’allestimento del Corbarino Tour

Quale scelta migliore della coltivazione del pomodorino corbarino che qui ha la sua patria? È nato così il marchio “Di Corbara” della società “Terre Corbaresi”. Pomodorino corbarino in acqua e sale,

passata di pomodorino corbarino, pomodorino corbarino intero in succo sono i prodotti con i quali ha debuttato nella società degli agricoltori e dei produttori dell’oro rosso locale.

L’azienda è giovane, ma Giglio è un agricoltore completo e un ambasciatore delle tipicità nostrane. Non a caso è parte integrante della comunità del contadino Slow Food del comprensorio. Inoltre  è stato nominato contadino custode dei semi del corbarino.

Con un po’ di follia e tanta voglia di originalità, la scorsa estate, con “Corbarino Tour” ha accolto migliaia di turisti provenienti da diverse parti del mondo, motivati dalla curiosità di conoscere i terreni e i luoghi di un ortaggio che cresce in assenza di acqua, la caratteristica che lo rende diverso dal cugino San Marzano. Dopo il giro e il racconto, gli ospiti completavano il tour con una degustazione di piatti tipici in cui era protagonista il corbarino.

Quando parla del suo lavoro, a Pierluigi brillano gli occhi e sopraggiunge un po’ di malinconia. A causa della pandemia, non può programmare il tour 2020. Di certo, i pomodori sono già stati seminati e attendono la raccolta a tempo debito.

 

Terre Corbaresi, via Casamola n. 4, Corbara (Sa)

Mob. 3891749400

Festa a Vico maggiorenne con festeggiamenti adeguati alla situazione

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 Festa a Vico si farà, non potrebbe essere altrimenti. Speriamo di comunicare al più presto “quando e come” perché ovviamente le modalità della Festa cambieranno e terranno conto di quello che tutti stiamo vivendo. 

Non potevamo, però, abdicare al ruolo che la Festa ha assunto in questi anni, quella di unire il mondo degli chef e – ormai – anche dei produttori. Certo, l’abbraccio che ci scambieremo sarà in molti casi virtuale e non sarà possibile raccogliere fondi in beneficenza come abbiamo sempre fatto. Tuttavia, l’interesse e le pressanti richieste che abbiamo ricevuto in merito alla Festa – specie dopo il successo della passata edizione – ci hanno convinto che dovevamo provarci anche quest’anno a rinsaldare il legame tra noi “Brother in Food”, amici nel cibo che si sono dati appuntamento per 17 anni di fila a Vico Equense. La Festa diventerà dunque “maggiorenne” e quindi sarebbe stata comunque una edizione diversa dalle altre. Ci stiamo attrezzando per far sì che sia comunque un modo per incontrarsi e condividere saperi e sapori. Dateci soltanto il tempo di organizzarci, impegnati come siamo al momento in vista della riapertura delle attività e nel lavoro dei “Brother in Food” all’interno della task force sulla ristorazione in Campania. 

Seguiteci come state facendo, con affetto e trepidante attesa.

Conca dei Marini: come sarà la stagione turistico-balneare nella Divina Costiera? Se lo chiede Antonio Ferrara, non uno studente qualunque…

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Antonio Ferrara, quindici anni, è un alunno del secondo anno dell’Istituto alberghiero “Raffaele Viviani” di Agerola. Figlio di Giuseppe che, con il fratello Pasquale, da anni, è il titolare del suggestivo stabilimento balneare, bar, ristorante, pizzeria “Capo di Conca” a Conca Dei Marini.

Antonio, mio alunno, ha scritto un’interessante riflessione personale sulla Festa dei Lavoratori al tempo della pandemia. Vale la pena di leggerla perché esamina il problema dal punto di vista dei lavoratori del settore turistico-balneare.

Antonio Ferrara

1° Maggio – Festa del Lavoro

Art. 1 della Costituzione Italiana: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

Quando fu scritto questo articolo della Costituzione, nel 1947, dopo la seconda guerra mondiale, non ci si poteva mai immaginare che si arrivasse alla situazione del 1° maggio 2020.

L’Italia è stata colpita dalla pandemia Coronavirus o Covid19 e, da mesi ormai, ognuno deve fare i conti con questa triste realtà in vari settori: primo tra tutti, il lavoro.

In questo periodo, il lavoro è stato “vietato”, “sospeso” e, purtroppo, “negato”. Ho fatto questa mia riflessione ed ora spiego cosa intendo.

Vietato: i titolari di attività commerciali (di ogni genere) hanno dovuto abbassare le saracinesche e chiudere. Questi, forse, non sono nelle condizioni peggiori. Certo, non guadagneranno, ma avranno pur sempre un lavoro quando il virus passerà. Nel frattempo, però, a loro è stato vietato di lavorare.

Sospeso: è una conseguenza del lavoro vietato. Tutti i dipendenti delle attività commerciali di ogni genere sono stati sospesi dal lavoro e messi in cassa integrazione perché titolari di un contratto di lavoro. Ciò significa che, pur non lavorando, percepiscono un minimo di salario che consente loro di poter andare avanti, forse! Questa categoria sta peggio della prima, ma può sperare di ritornare a lavorare quando le attività riprenderanno.

Negato: tutti i lavoratori cosiddetti stagionali che attendevano la riapertura degli stabilimenti balneari, degli alberghi, dei ristoranti in vista della stagione estiva sono rimasti “a spasso”. Ancora oggi non è chiara la situazione: lo vedo dalla mia esperienza, figlio di un titolare di stabilimento balneare. La legge non ci ha ancora detto se possiamo aprire e, se ce lo dirà, sicuramente si dovranno rispettare tante regole che non consentiranno più l’afflusso di gente degli scorsi anni.

Ciò significa che, mentre negli anni precedenti, mio padre aveva già otto-dieci persone assicurate a lavorare con lui per la preparazione e la sistemazione di tutto, quest’anno ne ha uno solo e… chissà! La stessa cosa vale per tutti quelli del settore. Quindi, a tutte queste persone, il lavoro è stato negato ed è quella categoria che sta peggio di tutti perché non intravede un futuro migliore. Anche se si riprenderà a lavorare, saranno sicuramente meno le persone assunte e per meno tempo.

Capo di Conca adesso

E’ stato davvero triste questo 1° maggio ma, anche negli anni passati, c’è stato chi non ha potuto festeggiare questo giorno perché purtroppo tante persone non hanno il lavoro.

Il teatro dopo il Covid-19: Nicolantonio Napoli di Casa Babylon non le manda a dire

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Nicolantonio Napoli

<<Sollecitato a intervenire nel dibattito sulle proposte da avanzare al governo per gli aiuti al nostro settore, al netto di quelle, sacrosante e giuste, già espresse da più parti, aggiungo due proposte>>.

Così il direttore artistico del sodalizio che ha sede presso il Centro sociale di Pagani.

<<Limitatamente alla formazione e ai rapporti con le scuole, per lenire la drammatica disoccupazione a cui andremo incontro nell’immediato futuro propongo, per i progetti PON, di  abolire i bandi aperti solo ai docenti interni. I bandi per la partecipazione ai progetti PON devono tornare a essere aperti agli ESPERTI ESTERNI, così come è stato per anni, senza che i docenti interni abbiano una via preferenziale, come invece avviene attualmente, cosa che, diciamola tutta, è una vera schifezza. Da qualche anno la quasi totalità delle scuole emanano un bando aperto solo agli interni, e solo in seconda battuta, dopo avere ricercato la figura professionale richiesta dal progetto tra gli  INTERNI all’istituto scolastico, eventualmente ricorrono ad un esperto esterno. La garanzia delle professionalità specifiche e delle pratiche del fare è alla base della stessa ideazione dei PON.

E’ necessario che le Istituzioni scolastiche titolari del progetto si avvalgano di formatori specifici con competenze di alta scuola che possano offrire ai ragazzi competenze trasversali e specialistiche, lontane dalle tradizionali materie di studio e contribuire a formare il personale della scuola con figure di alto profilo con competenze pratiche e titoli di studio specifici, che rendono inutile la preventiva ricerca tra il personale interno.

Inoltre i bandi PON sono un vasto piano di sostegno finanziario allo sviluppo del sistema di istruzione e formazione delle regioni del mezzogiorno che ha come obiettivi il compito di intervenire su tutto ciò che concorre a sostenere l’occupazione, prevenire e combattere la disoccupazione, mediante interventi sul capitale umano fatto di formatori professionali trasversali.

Inoltre, è giunto il momento di istituire la cattedra di Teatro per l’insegnamento nelle scuole. L’unica disciplina artistica ancora esclusa dall’insegnamento curricolare è il teatro. Negli istituti di formazione artistica sono presenti danza, musica, canto, ma non il teatro, che pure è una delle espressioni artistiche più importanti.

All’insegnamento del teatro afferiscono diverse discipline Storia del teatro,  Dizione e fonetica, Elementi di regia ecc. per dire solo di quelle teoriche e quindi più vicine ad un insegnamento scolastico tradizionale che, connesse a materie come lingua Italiana o  Storia della letteratura, concorrono alla formazione completa dei ragazzi, tutte di grande importanza per l’elaborazione dei collegamenti interdisciplinari, l’organizzazione del pensiero e lo sviluppo delle mappe concettuali. Discipline che dovrebbero integrare le materie di studio già presenti tra i tradizionali curricula delle scuole, che invece essendone privi, ne evidenziano tutte le lacune.

Esistono Accademie e Facoltà universitarie che formano esperti in teatro. Come è possibile che poi non sia previsto l’accesso all’insegnamento a partire dalle scuole?>>

Con questo interrogativo, Napoli conclude le sue giuste osservazioni. Spesso si dimentica che i professionisti del teatro e dello spettacolo sono tanti e vanno tutelati

Protocollo di Regolamentazione per il contenimento della diffusione del Covid-19 nella ristorazione: il documento è stato presentato da Gennaro Esposito al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca

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Una delegazione di Brother in Food ha preso parte questa mattina alla riunione indetta dal governatore De Luca per discutere con alcuni interlocutori di diversi comparti.
La rappresentanza della task force ristorazione era costituita da Gennaro Esposito, Vito Cinque, Luigi Dell’Amura, Gaetano Di Costanzo, il dottor Andrea Lombardi, Franco Pepe.
Da parte di Brother in Food è stato presentato il protocollo per una serena riapertura delle attività – sia per i clienti che per gli operatori del settore – frutto delle indicazioni raccolte sul territorio dalla task force che ha contattato chef, ristoratori, pizzaioli e operatori della banchettistica di ogni zona della Campania. Tutti hanno contribuito con interessanti proposte alla redazione del protocollo, all’interno del quale hanno trovato spazio anche gli aspetti inerenti la sicurezza alimentare e nei luoghi di lavoro, sulla base delle nuove esigenze che si verranno a creare.
Soddisfatto del lavoro svolto, lo chef Gennaro Esposito ha commentato così: “Sono orgoglioso di quanto prodotto. Abbiamo portato in Regione un protocollo con 1200 firme perché siamo riusciti ad ascoltare le richieste e a recepire le proposte di tantissime attività sparse su tutto il territorio regionale. Anche con l’aiuto dei tecnici, siamo “partiti dal basso”: ci siamo calati nella quotidianità di ogni attività per descrivere nei dettagli come ciascun ristorante potrebbe attuare il protocollo. Non
dobbiamo farci calare dall’alto norme difficili da applicare, ma riuscire a ripartire in sicurezza per i clienti e per i nostri dipendenti”.