Bracigliano: il racconto di cosa vi siete persi alla Pignata nelle serate dedicate alla carne di maiale

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Le temperature fredde del mese di gennaio sono state una manna dal cielo per chi adora mangiare cibi della tradizione in un ambiente familiare. Mafalda e Gerardo dell’Osteria “La Pignata” in Bracigliano, infatti, il 14, 15, 21 e 22 gennaio scorso hanno organizzato la serata col re della tavola: il maiale.

La famiglia Figliolia-Amabile è la detentrice dell’antica sapienza contadina della Valle dell’Orco. Difende i prodotti della cultura contadina perché ha il privilegio di avere un orto da cui attingere.

La Pignata, I salumi

Nello stesso tempo, non ha abbandonato il rito dell’allevamento domestico del maiale.

La Pignata, involtino di verza

Pochi capi che però garantiscono la possibilità di coccolare il palato degli affezionati che alla Pignata riescono a degustare pietanze a base di maiale che si contraddistinguono per il sapore autentico.

La Pignata, il soffritto su pane duro

Di anno in anno, Mafalda si conferma ostessa premurosa e sapiente. Quando assaggio i suoi manicaretti, mi ritrovo catapultata negli anni ’80. Mi rivedo bambina dai nonni paterni a festeggiare l’uccisione casalinga del maiale.

La Pignata, Il Mallone

Almeno una volta all’anno, bisogna andare da questa coppia formidabile per mangiare come una volta.

Nulla è lasciato al caso.

La Pignata, la minestra maritata

Dalla selezione di salumi al soffritto sul pane duro passando per il ragù con tracchia e cotica

La Pignata, fusilli al ragù di tracchia e cotica

per arrivare allo sfritto di maiale

La Pignata, sfritto di maiale

e al fegato con cipolle.

La Pignata, Fegato con cipolle

Mafalda e Gerardo sono generosi in questo viaggio gustoso.

La Pignata, le castagne

Non manca mai il mallone, il piatto che in origine era preparato con una selezione di quindici tipi diversi di minestra. Mafalda lo prepara saltandolo in padella con patate, peperoncino rosso piccante e tozzetti di mascuotto (pane duro biscottato) di Bracigliano.

Dulcis in fundo, non manca mai il dolce sempre made in Pignata.

La Pignata, torta di gallette

State ancora leggendo? Correte a prenotare la vostra cena emozionale.

Per info e prenotazioni

Osteria La Pignata – via F. D’Amato, 54 – Bracigliano

Tel. 081969580

Scenari pagani 22: buona la prima

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Partenza pirotecnica per il primo appuntamento di “Scenari pagani 22”. A inaugurare il cartellone 2019 la Compagnia “Enzo Mirone” con “Operina Elettro-Meccanica”. Come ormai da tre anni, gli spettatori hanno partecipato anche “Tarallucci e vino”, l’AperiSpettacolo di “Casa Babylon Teatro” e “Ritratti di Territorio”.

Protagonisti per l’occasione i tarallucci del “Biscottificio Pisacane” di Agerola e i vini dell’Azienda Santacosta del wine-maker Giuseppe Pagano.

Grande apprezzamento di pubblico per i due momenti. Nicolantonio Napoli e Nunzia Gargano, nonostante il tempo che passa e le difficoltà quotidiane per chi sceglie di essere fuori dal coro qualunquista, continuano a presidiare – ognuno a proprio modo – il territorio nel quale hanno scelto di “militare”.

Intanto ci si prepara già al secondo appuntamento. Venerdì 2 febbraio sarà la volta di “Sotterraneo” con “Overload” sempre al centro sociale.

Start: stasera al centro sociale “Scenari pagani” n. 22 e “Tarallucci e Vino” n. 4

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Ecco. Ci risiamo. Parte la ventiduesima edizione di “Scenari pagani” e, contestualmente, la quarta edizione di “Tarallucci e Vino”. L’AperiSpettacolo, a cura di “Ritratti di Territorio”, è nato dalla sinergia tra Nicolantonio Napoli, direttore artistico di “Casa Babylon Teatro”, e Nunzia Gargano, la giornalista ideatrice del sito e del premio omonimo.

Da sx: Nicolantonio Napoli e Nunzia Gargano

Prima dell’ingresso nell’auditorium del Centro Sociale di Pagani, gli spettatori saranno allietati dai taralli del “Biscottificio Pisacane” di Agerola e dai vini dell’Azienda Vinicola Santacosta del winemaker Giuseppe Pagano, partner di “Tarallucci e vino” dalla prima edizione.

Questa sera, a inaugurare la rassegna “Sguardi oltre i confini” tocca alla “Compagnia Enzo Mirone” con “Officina Elettro-Meccanica”.

Appuntamento quindi intorno alle 20 per il taglio del nastro del 22° cartellone di “Scenari pagani”.

I miracoli di un uomo qualunque raccontati nell’ultima opera di Andrea Cataldi

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di Maria Pepe

Ognuno di noi è Ivano dei miracoli! Giusti o sbagliati, in base alla vita nella quale ci troviamo. Tra illusioni, aspettative, progetti disattesi, vittime e carnefici del destino proprio e altrui. Il romanzo di Andrea Cataldi scorre veloce dispensando spunti di meditazione in una cornice di rocambolesca ironia. Un uomo deluso e disilluso che in un momento di folle coraggio fugge via, con una bicicletta non sua, da una vita ed un divorzio malevoli e da nullità. Diviene eroe in una comunità tra il fiabesco e l’ inganno dove i bambini parlano cinguettando e ognuno è predisposto al miracolo. Una lenta e metodica vita di provincia dipanata in due scenari la foresta, libera, selvaggia e aperta e il paesello stretto e chiuso dentro un rigore figlio di una rigidità apparente.

Personaggi chiave che ne spiegano l’essenza.

Elfrida figlia del bosco, musa ristoratrice, con il suo carico di mistero e dolore, con il dono dell’eternità racchiusa nei suoi disegni e la ricca vedova, figura negativa contrapposta alla ragazza, simbolo di un bigottismo che immobilizza dietro pasticcini e finti sorrisi. Non è mai troppo tardi per fare la scelta giusta.

Restare, scappare o forse… tornare. Un libro leggero da cui partire per riflettere e capire.

Andrea Cataldi, Ivano dei Miracoli, Letteratura Alternativa, 12,90 €.
L’autore: amalfitano, 40 anni, docente di Scuola Secondaria di I Grado, ha pubblicato già due raccolte di versi. Grande appassionato di cinema, con l’associazione MòFilm di Ravello ha scritto e realizzato tra il 2000 e il 2008, quasi 60 video di diverso genere.

Dedicato a chi come Gino Sorbillo ama Napoli e la sua grandezza

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A chi, come me, intende il giornalismo come resistenza civile, non piacerebbe mai leggere alcune notizie. Mi riferisco alla bomba che ha provocato danni alla sede storica della pizzeria di Gino Sorbillo, nel quartiere Tribunali a Napoli. Subito, il mio spirito mai sopito di cronista si è riacceso come se non fossero mai passati 24 anni dalla prima intervista.

Nella foto di Mariana Silvana Dedu, da sx: Maria Pepe, Gino Sorbillo e Nunzia Gargano

Il web è stato letteralmente invaso. Parallelamente sono giunti numerosi attestati di stima, solidarietà, al pizzaiolo napoletano, ambasciatore della pizza in tutto il mondo.

Sì, perché Gino è uno che ci mette la faccia. Tutti i giorni. In televisione, in bottega, in pubblici incontri. Al di là del motivo che ha spinto dei delinquenti a provare a intimidire chi crede e promuove il riscatto di Napoli e della Campania attraverso la promozione delle sue varie bellezze, la scelta di ricorrere a un segnale così eclatante rappresenta un’ammissione di debolezza.

La spiegazione è a portata di mano. Attività come quelle di Sorbillo, quotidianamente richiamano migliaia di turisti che non esitano a fare anche qualche ora di fila per gustare la vera pizza napoletana. Di conseguenza, la zona è sempre sotto i riflettori. La gente attende all’aperto, occupa il passaggio stradale. A pranzo come a cena c’è troppa gente. I golosi, i curiosi, gli appassionati di food non sanno che solo scegliendo di mangiare una pizza rappresentano una forma di controllo sociale perché inibiscono e ostacolano indirettamente i traffici di chi, al contrario di Gino e tanti altri imprenditori virtuosi napoletani, in quei vicoli, nei viottoli deve delinquere per garantirsi il proprio pane quotidiano.

Gino Sorbillo tutto questo lo sa perciò anche dopo la bomba non ha mai preso in considerazione l’idea di lasciare Napoli perché significherebbe darla vinta a chi fa comodo avere un’ex capitale percepita universalmente degradata.

Pagani, 17 gennaio 2019