Bracigliano: alla Pignata, mercoledì prossimo, la presentazione del libro di Andrea De Simone dedicato alla cipolla di Montoro

“La cipolla ramata di Montoro nelle ricette del cuore”: questo il titolo del libro di Andrea De Simone. L’autore illustrerà i motivi e le emozioni che lo hanno spinto a mettere nero su bianco la storia di un ingrediente che ha un ruolo fondamentale nella cucina tradizionale. L’appuntamento è per mercoledì 27 marzo, alle 20, presso l’Osteria “La Pignata” in Bracigliano. Entusiasti i padroni di casa. Mafalda Amabile e Gerardo Figliolia hanno declinato un menu in onore della cipolla. Toccherà ad Alfonso Sarno e Nunzia Gargano cercare di leggere tra le righe di un libro “che profuma di ricordi, palpita di racconti e ripropone sapori dimenticati”, come scrive De Simone. Sarà presente Antonio Rescigno, sindaco di Bracigliano.

A Daniela Pastore, invece, la selezione dei versi di Pablo Neruda e Wislawa Szymborska.

Infine, si cenerà tutti insieme per festeggiare la ramata di Montoro.

Costo cena+libro: 20 €

Per info e prenotazioni

Osteria La Pignata, via F. D’Amato, 54 – Bracigliano (Sa)

Tel. 081969580




Antonio Esposito Ferraioli: un eroe della quotidianità

L’estate scorsa è stata scandita da un pensiero fisso: i 40 anni dall’omicidio di Antonio Esposito Ferraioli avvenuto il 30 agosto 1979. In più di un’occasione pensavamo al sacrificio di questo giovane. Della necessità che si valorizzasse in maniera adeguata. Del silenzio che ruota sempre intorno all’argomento come se il ricordo continuo potesse provocare squilibri. Quella riflessione non ci abbandona ancora oggi, ma qualcosa è cambiato.

Antonio Esposito Ferraioli

Tonino, il cuoco della mensa dell’Ericsson Fatme, si rifiutò di preparare e di far servire cibi avariati ai dipendenti dell’azienda di telecomunicazione. L’uomo qualunque, la saggezza popolare, interrogati risponderebbero: “Ma chi gliel’ha fatto fare? Mica doveva mangiarlo lui?!”.

 

In Italia, la deontologia professionale a volte appare una chimera, ma per fortuna c’è chi la coltiva allora come oggi.

Da qualche anno vivo tra cuochi e, quelli etici, li riconosci subito. Si avvicinano alla materia prima come se si trattasse di una pietra preziosa e cercano di valorizzarla senza comprometterla. Perciò non mi riesce difficile immaginare la ribellione di Tonino. Un rifiuto nato perché credeva nel suo lavoro, per rimanere fedele a se stesso e per tutelare come sindacalista le persone che avrebbero dovuto mangiare quel cibo putrefatto.

Così, abituati a metterci la faccia, abbiamo voluto ricordare Tonino. A modo nostro. Al Premio Ritratti di Territorio 2018. Attraverso le parole del conduttore, il giornalista-giornalista Roberto Ritondale, la quinta edizione si è aperta con la commemorazione di un eroe della quotidianità.

Roberto Ritondale (ph Mariana Silvana Dedu)

Chissà se qualcuno si è emozionato…

Già perché da quando la lapide è stata affissa sul muro di via Zito in Pagani, il 30 agosto 1989 dopo 20 anni dalla sua morte, non c’è stato giorno in cui io non abbia letto le parole impresse: “Antonio Esposito Ferraioli – Sindacalista – Vittima innocente della camorra”.

Adesso c’è una nuova consapevolezza. La storia di Tonino sta diventando la storia di tutti. Negli ultimi anni, a lui è stato intitolato un Istituto Alberghiero di Napoli, una masseria in un bene confiscato, l’ex via Filettine, ma la svolta importante è arrivata con il cortometraggio “Tonino” realizzato su iniziativa di un gruppo di entusiasti: Aldo Padovano, Gaetano Del Mauro, l’associazione culturale “Ambress Ampress”, Libera, il Gff. Dall’8 al 10 marzo, tre giorni di riprese durante i quali il paese si è fermato per diventare un piccolo set cinematografico. È sembrato di vedere Tonino, nelle scene notturne girate tra via Carducci e via Zito, come ha scritto Alfonso Tramontano Guerritore su “Sale in Corpo” interpretando le sensazioni di chi come noi è passato di lì.

Questi sono i miracoli che compiono gli uomini. E non fa niente se esecutori e mandanti sono ancora oggi impuniti e camminano liberi alla luce del sole.

Pagani è una realtà strana, rumorosa, ma ti sorprende con grandi gesti. Come quello di Tonino che, come Marcello Torre (il sindaco avvocato ucciso l’11 dicembre 1980), rimarrà per sempre vittima innocente di camorra.




Pizzeria “La Pergola” a Scafati è l’angolo di bontà della famiglia Pastore che splende di nuova luce grazie a Olimpia e Francesco

Da sx: Eduardo Ore e Francesco Pastore

Da qualche mese ho conosciuto due ragazzi speciali. Olimpia e Francesco Pastore, sorella e fratello, sono gli animatori privilegiati della pizzeria “La Pergola” a Scafati. Educati, discreti, competenti e selezionatori di prodotti di qualità.

In realtà, sono la prosecuzione dei propri genitori, Maria Rosaria e Fiore, che ancora oggi vivono per il locale di famiglia. Olimpia si occupa della sala. Francesco, invece, è un giovane maestro pizzaiolo. La loro forza? La capacità di confrontarsi continuamente con colleghi e produttori.

Il 27 febbraio hanno ospitato Eduardo Ore in una serata a 4 mani. Elevata soddisfazione degli appassionati degustatori che sono i principali alleati della famiglia Pastore. Coprotagonisti della serata: le Cantine Apicella di Tramonti e la selezione di formaggi del mastro casaro del “Caseificio Aurora” di Sant’Egidio del Monte Albino, Paolo Amato.

Un’altra caratteristica della pizzeria “La Pergola” è l’accoglienza che riserva ai suoi ospiti. I menu sono sempre ricchi di pietanze non per esagerazione, ma come forma di rispetto verso chi li sceglie ed è contento di trascorrere qualche ora con loro.

Infatti, la cura dei particolari è maniacale, dolce compreso.

L’evento con Eduardo Ore ha evidenziato le buone capacità di Francesco che con tranquillità a poco a poco sta guadagnando la stima e il rispetto in un ambiente, quello dei pizzaioli, dove si sprecano le prime donne che ormai non ricordano più come si usa un forno.

Ad accogliere i golosi la selezione di friggitoria: (montanarina, calzone e non solo).

Un articolo a parte meriterebbero i crocché realizzati totalmente in modo artigianale.

La sfilata delle pizze comincia con la pizza margherita,

seguita da una pizza veramente deliziosa (pancetta paesana, carciofi freschi, pomodori semidry)

e in conclusione il ripieno al forno con “suffritta”.

Eduardo Ore e Francesco Pastore tra un’infornata e l’altra si sono completamente dedicati ai loro ospiti assicurandosi del loro gradimento.

Standing ovation anche per il dolce, una cheesecake con cremoso di bufala del “Caseificio Aurora”, gelée alle pere e crumble.

La storia della famiglia Pastore è un esempio di dedizione e rispetto per il lavoro.

Pizzeria “La Pergola”

via Domenico Catalano, 49

84018 Scafati (Sa)

Tel. 0818503372




Pagani: “Ritratti di Territorio d’inverno” al centro sociale conferma il successo delle edizioni estive

Un momento intimo, riflessivo, corale. Questo è stato l’evento “In direzione ostinata e contraria – Scampoli di umanità”. Ritratti di Territorio d’inverno si è confermato come un momento in grado di aprire il cuore e la mente con un inno al coraggio dei sentimenti e delle proprie azioni. Sul palco si sono alternati Nunzia Schiano, Gianfranco Iervolino e Vincenzo Malacario, Niko Mucci, Myriam Lattanzio, Vincenzo Sabatino e Antonio Trillicoso. Ognuno ha dato il proprio contributo all’argomento intorno a cui tutti si erano raccolto. Musica, monologhi editi e inediti che hanno contribuito alla diffusione di una sinfonia armonica tra voci originali tutte abituate a scegliere la direzione ostinata e contraria, ma con scampoli di umanità.

Dopo la presentazione di Nunzia Gargano, è stata Nunzia Schiano a coinvolgere il pubblico nello spirito giusto. Magistrale interpretazione di un breve racconto scritto per l’occasione dall’ideatrice del “Premio Ritratti di Territorio”.

Photocredit: Pagani Photo Magazine by Pasquale Senatore

Una personale rivoluzione civile

Decimo giorno.

Il capello bianco si intravede già, nonostante il parrucchiere.

Mi ricorda che un po’ di tempo è passato. Non sono più la stessa di qualche anno fa.

Sono trascorsi più di venti anni. Intensi e brevissimi, ma fondamentali. Sono cambiata, è vero! Sono aumentati i chili, le rughe, le consapevolezze, le responsabilità.

Eppure, ogni mattina, mi sveglio e mi sento ancora uguale. A me stessa.

Il 1994 è ancora lì, dietro l’angolo, puntuale, saluta ogni mio giorno.

Rivoluzione copernicana: un giorno di settembre scoprii che dovevo uscire dalla mia stanza e andare incontro al mondo.

Non avrei immaginato, qualche mese prima, di pensare a me come parte attiva di una società.

Che bello!

Fu l’anno dell’elezione diretta del sindaco. Che entusiasmo! Davvero ci sentivamo attori di una democrazia.

A diciott’anni poi…

Qualche volta mi sentivo stralunata. Ero arrivata in questo paese, che da sempre avevo sentito mio, solo da tre anni. La permanenza non era incominciata nel mondo migliore, ma avevo trovato me stessa.
Non so come fosse accaduto: stavo uscendo dall’anonimato.

Quante volte ho pensato: “Che fortuna vivere in un paese grande! Nel bene e nel male”.

Pregi tanti e altrettanti difetti, ma la possibilità di esprimerti, di costruire qualcosa, di dire la tua.

Già il paese…, le radici, l’appartenenza, il futuro: quanti luoghi comuni.

Ci vuole coraggio e sentimento per non partire.

Io ce l’ho messa tutta. Ogni giorno, ho preferito la direzione ostinata e contraria.

Un solo obiettivo: Pagani.

Ne ho studiato, interpretato e analizzato la storia dei secoli precedenti.

Oggi, ne testimonio talvolta l’involuzione socio-affettiva.

Dove sono finiti i giovani adolescenti che occupavano il corso principale di mattina e nelle sere del fine settimana?

Ah! Quelli erano gli anni Novanta.

Oggi, invece, i miei coetanei orgogliosamente affermano: “Il paese non offre niente. Non c’è nulla per i giovani”.

Giusto, vero, poi però chiedono il tuo voto perché hanno a cuore le sorti della città…

ah! ah! Ah! (risata isterica).

Tra un’intervista, un articolo, un saggio scientifico, qualche libro, il contratto a tempo indeterminato, le delusioni, sono arrivata al 2019.

Senza mai lasciare Pagani, se non per qualche settimana all’anno, quando capita…

Penso alla mia età: sono una signora non mi si può chiedere…

(risata simpatica)

D’altronde, i numeri come il tempo sono una convenzione. E io mi sento ancora negli anni novanta e conservo lo sguardo ingenuo e vigile di chi crede ancora che la bellezza si trovi in ogni luogo, salverà il mondo e migliorerà il futuro.

Nunzia Gargano




Caserta: il “Gran Caffè Cinque Terre” dopo un anno aumenta l’impegno per la valorizzazione di bellezze, eccellenze e sapori

Investire. Studiare. Migliorarsi per migliorare, anche il territorio. Sono questi i motti, le parole d’ordine del Gran Caffè Le Cinque Terre di Caserta per questo 2019 che si appresta a varcare la soglia della primavera. E nella stagione che, con i primi tepori, lascia che la terra si schiuda, Antonella Ruggiero e Alessandro Capotorto, al timone del locale, sono ancora più decisi ad affrontare e portare il più lontano possibile la loro missione. Ovvero: dare voce alla terra di cui sopra attraverso le sue eccellenze, le sue bellezze, i suoi sapori.

Posto sullo scaffale delle sfide vinte il primo anno di vita del Gran Caffè, si guarda infatti al futuro, piantando ben profondi i capi saldi di un locale che è prima di tutto una filosofia di vita. Il Bar è uno dei luoghi fondamentali della giornata di un essere umano ma, come sottolinea Alessandro Capotorto, “è complesso in Italia oggi far passare alla clientela il concetto di un lavoro improntato sull’altissima qualità dei prodotti in un contenitore così mordi e fuggi, in cui il tempo corre se lo si paragona invece ai minuti e alle ore che vengono spese in un ristorante di pari livello e attenzione”. Ma nonostante l’Italia e la provincia campana siano dei territori ostici, in Via Ferrarecce a Caserta si va orgogliosamente in direzione “ostinata e contraria”, portando a casa i primi notevoli successi di pubblico. Come nel caso degli incontri d’autore con Slow Food, un ciclo inaugurato a gennaio che ha visto prima l’incontro sui salumi e poi ben due appuntamenti sul cioccolato d’autore, in collaborazione con la Maitre Chocolatiere di terzo livello Giulia Capece, già consulente del Le Cinque Terre per quanto riguarda il settore di riferimento.

Perché qui nulla è lasciato al caso e il cibo è per l’anima. Seguendo questa convinzione non vengono solo organizzati i momenti di approfondimento legati al cibo, che continueranno, ma anche la formazione del personale. Il cappuccino a regola d’arte, i momenti di studio dei capisaldi dell’arte dolciaria con le più grandi firme del settore, il mondo del vino e dell’arte della sommellerie. Il tutto pronto ad essere condiviso con il cliente, perché l’accoglienza è un must per la proprietà; così come i momenti di intrattenimento culturale con piccole personali di artisti del territorio e l’oramai famoso angolo del book crossing, un fenomeno nato spontaneamente che richiama persone da tutta la città.

Una macchina complessa che guarda quindi al futuro e alla sua mission di divulgazione della cultura del buon mangiare. E’ ripartita, infatti, la costruzione della vetrina dei Presìdi: una casa totem in cui stanno trovando, hanno trovato e troveranno posto tutti i prodotti che Slow Food protegge in Campania, provincia dopo provincia, fino a una mappatura completa del territorio. “Perché è per dare voce alla terra e alle sue bontà” che è iniziata, anche, quest’avventura che è una grande storia d’amore nei confronti di una regione ricca e spesso dimenticata. Dimenticata, ma sicuramente non dal Gran Caffè le Cinque Terre.


I prossimi appuntamenti di approfondimento verteranno sui seguenti temi: olio evo, gelato di qualità e formaggi.

Per seguire i prossimi imperdibili appuntamenti, il calendario è il seguente:

– Master of Chocolate Slow Food (tenuto da: Irma Brizi) 15-16 marzo

– Le giornate dei presidi: a partire da marzo, una giornata al mese – che verrà comunicata sulla pagina Facebook del Gran Café – per raccontare e assaggiare i Presìdi Slow Food campani