Ciao Lella

Ci sono cose che non vorresti mai scrivere. Perché costano tanta fatica. Perché ti costringono ad accantonare il sorriso. Perché riguardano persone che lasciano il segno negli animi di chi le incontra.

Lella Granito ieri sera ci ha lasciati. Moglie dello chef Peppe Guida, insieme avevano costruito il proprio tempio del gusto a Vico Equense. L’Osteria Nonna Rosa, un luogo accogliente e familiare, dove non ti imbatti nella soggezione tipica dei ristoranti stellati perché ti senti subito a casa grazie a una coppia magnifica. Che dire poi dei due figli straordinari: Francesco, virtuoso pastry chef e Rossella dal sorriso contagioso come la mamma.

Sembra ieri, invece, sono passati quasi tre anni dal 9 giugno 2016, sera in cui con Teresa e Alfonso Pepe varcai per la prima volta la soglia di un posto che mi è rimasto impresso nel cuore. Proprio ieri mattina parlavo con mio marito della necessità di andarci prima della chiusura estiva perché l’avevo promesso ai miei figli. Poi, verso le 23 la notizia.

Non c’è altro da scrivere. Lella rimarrai speciale perché, come ci ha insegnato Ugo Foscolo, “Solo chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha dell’urna”.

Ti saluto con questa foto…




Dedicato a chi come Gino Sorbillo ama Napoli e la sua grandezza

A chi, come me, intende il giornalismo come resistenza civile, non piacerebbe mai leggere alcune notizie. Mi riferisco alla bomba che ha provocato danni alla sede storica della pizzeria di Gino Sorbillo, nel quartiere Tribunali a Napoli. Subito, il mio spirito mai sopito di cronista si è riacceso come se non fossero mai passati 24 anni dalla prima intervista.

Nella foto di Mariana Silvana Dedu, da sx: Maria Pepe, Gino Sorbillo e Nunzia Gargano

Il web è stato letteralmente invaso. Parallelamente sono giunti numerosi attestati di stima, solidarietà, al pizzaiolo napoletano, ambasciatore della pizza in tutto il mondo.

Sì, perché Gino è uno che ci mette la faccia. Tutti i giorni. In televisione, in bottega, in pubblici incontri. Al di là del motivo che ha spinto dei delinquenti a provare a intimidire chi crede e promuove il riscatto di Napoli e della Campania attraverso la promozione delle sue varie bellezze, la scelta di ricorrere a un segnale così eclatante rappresenta un’ammissione di debolezza.

La spiegazione è a portata di mano. Attività come quelle di Sorbillo, quotidianamente richiamano migliaia di turisti che non esitano a fare anche qualche ora di fila per gustare la vera pizza napoletana. Di conseguenza, la zona è sempre sotto i riflettori. La gente attende all’aperto, occupa il passaggio stradale. A pranzo come a cena c’è troppa gente. I golosi, i curiosi, gli appassionati di food non sanno che solo scegliendo di mangiare una pizza rappresentano una forma di controllo sociale perché inibiscono e ostacolano indirettamente i traffici di chi, al contrario di Gino e tanti altri imprenditori virtuosi napoletani, in quei vicoli, nei viottoli deve delinquere per garantirsi il proprio pane quotidiano.

Gino Sorbillo tutto questo lo sa perciò anche dopo la bomba non ha mai preso in considerazione l’idea di lasciare Napoli perché significherebbe darla vinta a chi fa comodo avere un’ex capitale percepita universalmente degradata.

Pagani, 17 gennaio 2019




Il mio antidoto allo scorso venerdì 17: concerto di Fiorella Mannoia e sosta da Pepe Mastro Dolciere

Ci sono dei momenti che ti riempiono l’anima. Ti accarezzano, ti consolano, ti illuminano. Comprendi ancora una volta che la musica, il teatro, il cinema, la letteratura, in poche parole l’arte nella sua ampia declinazione, sono i compagni di viaggio costanti di chi è abituato a guardare oltre.

L’altra sera, venerdì 17 agosto scorso, il concerto di Fiorella Mannoia, al porto turistico di Maiori, è stato emozionante. Tanto più si è grandi quanto più si riesce a comunicare col pubblico. Eleganza, grazia, capacità vocale hanno accompagnato quasi due ore di musica durante le quali, l’ex stunt-woman non si è risparmiata un attimo.

La voce della più grande interprete della canzone italiana unita al suggestivo scenario della Costiera amalfitana, con la torre normanna che campeggiava alle spalle del palco, ha reso indimenticabile una serata estiva.

Peccato per chi non c’è stato. Io c’ero. Per esserci, ho superato qualche piccolo ostacolo come l’incendio di un’automobile in uno dei tornanti che collegano il valico di Chiunzi all’Agro Nocerino-Sarnese. Più di mezz’ora di traffico in attesa del ripristino della normale viabilità.

Nota di colore: tra i “bloccati” anche l’artista, ma chi la dura la vince.

La sfiga aveva provato ad avere la meglio, ma è stata sconfitta.

Sono stata testimone di una splendida esibizione, insieme a Maria Pepe, che mi ha dato ulteriore linfa per affrontare l’edizione 2018 di Ritratti di Territorio.

L’arte riempie l’anima. All’1.10 però lo stomaco ha incominciato a reclamare. Chi poteva soccorrermi vista l’ora tarda?

Risposta scontata: Pepe Mastro Dolciere a Sant’Egidio del Monte Albino. Arrivate giusto in tempo. Il personale si stava preparando alla chiusura. Ci hanno accolte col sorriso e coccolate ancora di più dopo aver ordinato. Mousse alla fragola e torta al pistacchio più cappuccino preparato da Cosimo D’Andretta che non si è risparmiato dedicandoci anche un cuore.

Non c’è niente da fare. I piccoli gesti hanno la capacità di far scoprire il bello e la magia anche nei riti quotidiani.




Birra in Villa 2018: la manifestazione che funziona perché ha il cuore dentro

 

Pagani, 19 maggio 2018

Dopo un anno di pausa, è tornata “Birra in Villa”. Più forte. Più entusiasmante. Più coinvolgente. L’anno “sabbatico” ha fatto crescere il numero degli appassionati. Da sabato a lunedì scorso migliaia di persone hanno varcato la soglia del portone di Palazzo e Villa Calvanese di Castel San Giorgio.

Tanta soddisfazione unita ad altrettanta fatica.

Carmine Capuano, il presidente dell’Associazione “Amici di Villa Calvanese” è ancora stanco. Distrutto, ma felice. Quello che conta è che il confine sia stato superato. La dimora storica è tornata a essere fruibile per la comunità. Merito della sensibilità e dell’impegno del primo cittadino, Paola Lanzara, presente quotidianamente, dal taglio del nastro alla fine della manifestazione.

“Birra in Villa” è uno degli eventi belli e coinvolgenti dell’Agro Nocerino-Sarnese. Merito del presidente e dei soci tutti a disposizione della manifestazione. Carmine gode dell’apporto di Slow Food. Due nomi: Alfonso Del Forno per il settore birra e Marco Contursi, il fiduciario della condotta locale.

Come tradizione, grazie alla capacità di unire di questo ingegnere umanista, anch’io ho offerto il mio contributo.

Come più volte ho dichiarato in pubblico: “Ritratti di Territorio non partecipa a eventi organizzati e già preconfezionati. Ce lo possiamo permettere perché orgogliosamente godiamo di oscurantismo mediatico. Al contrario, se c’impegniamo, ci mettiamo la faccia e il cuore e quell’evento diventa anche nostro”.

Con Carmine si può perché come me è un pasionario, crede nel riscatto delle nostre zone e non persegue secondi fini. Se ti chiede supporto, ti impegni come se la manifestazione fosse la tua perché ti dà carta bianca e si affida totalmente.

Poi, se mi fermo un attimo, mi accorgo che “Birra in Villa”, soprattutto quest’anno ha avuto un po’ di “Ritratti”. Nell’area food c’erano i miei amici fraterni Luciano e Nando Bifulco che non hanno bisogno di presentazione. Per la prima volta ha debuttato “Il mondo senza glutine” il cui cuoppo fritto è stato sold out.

Al cooking show della domenica da me condotto c’erano “La Pignata” degli “OstiNati” Mafalda Amabile e Gerardo Figliolia e la mia alunna Elisa Somma, patron del Ristopub “Joia” di Pimonte.

Che dire? Adesso mi fermo. “Ritratti di Territorio” 2018 è alle porte.




Riflessioni a latere sull’utilizzo dei social: da strumento di democrazia a strumento di insulto gratuito?

Pagani, 28 febbraio 2018

Stamattina è arrivata la prima bozza del mio prossimo libro. Tranquilli. Non sto scrivendo per questo motivo. Mentre spulciavo i fogli, nella mia mente riecheggiavano queste parole: “specializzata in enogastronomia e promozione culturale”. E ancora: “Dopo più di venti anni di militanza, continua a interpretare il giornalismo locale come forma di impegno civile”. Allora, ho deciso che era impossibile non dire la mia.

È dall’altra sera, lunedì con precisione, che penso sempre la stessa cosa. Ne parlo, ne discuto, mi confronto con gli altri, ma non trovo spiegazioni plausibili.

L’ondata di freddo degli ultimi giorni e qualche fiocco di neve hanno determinato in molti casi anche il rilascio dei freni inibitori. Così, qualcuno si è convinto che le allerte meteo possano anche essere inventate e pilotate.

Come tante mamme di studenti iscritti alla scuola d’obbligo, anch’io controllavo con una certa frequenza i social, ma senza particolari ansie. Se poi tutti escono e prendono l’auto anche con la neve, non capisco perché non si potrebbe andare a scuola. Essendo Pagani un paese del Sud con clima mediterraneo, il vero problema è che non si è in grado di fronteggiare eventi meteo eccezionali perché abituati a piogge intense, caldo umido, ma non a nevicante lunghe che ricoprono il paesaggio per mezza giornata. In questi casi, è giusto che un amministratore serio decida di scegliere la soluzione migliore per garantire la sicurezza dei suoi cittadini.

In una delle mie incursioni social, mi trovo a leggere il profilo ufficiale del sindaco, Salvatore Bottone, che anticipa l’ordinanza e dispone il regolare svolgimento delle attività didattiche di tutte le scuole paganesi per il 27 febbraio.

Ne prendo atto e avviso subito gli studenti di famiglia. All’improvviso la mia lettura che, in gergo giornalistico si definisce “a rassegna stampa”, incrocia numerosi commenti al post del primo cittadino. La “giornalista che insegna” comincia a farsi largo e prende il sopravvento. Incominciano i tumulti interiori e la constatazione. Buona parte di quei commenti sono scritti da minorenni che, in teoria, non dovrebbero avere un profilo facebook o, nel caso lo abbiano, non usarlo per insultare gratuitamente attraverso di esso un rappresentante delle istituzioni.

Chi mi conosce sa che non ho mai fatto mistero delle mie provenienze politico-culturali, delle mie idee di riferimento, dei miei autori preferiti come non sono mai disposta a compiere piccoli sacrifici solo per compiacere una persona che riveste un ruolo politico.

Gli studenti dell’Ipsseoa Viviani di Agerola in visita alla Chiesa di S. Alfonso

Ciò che è accaduto l’altra sera mi induce a pormi una serie infinita di interrogativi, come madre e come docente. Conosciamo i nostri figli? Conosciamo i nostri studenti? Noi genitori continuiamo ad assumerci le nostre responsabilità come facevano quelli che sono diventati i nonni di oggi?

La mia risposta è: “Non lo so”.

Anch’io sono una mamma che lavora e non rinuncia alle sue priorità. Posso dirmi fortunata perché posso contare tanto sui miei famigliari, ma non delego mai la mia funzione educativa a nonni o zii. Sono madre di un figlio adolescente che non mi dà particolari problemi, ma che non esito a controllare come se io fossi un componente del servizio di sorveglianza speciale.

Non sto dicendo che bisogna tornare indietro. Assolutamente. Sono una progressista per vocazione. Spero solo che eventi del genere servano per scrutarci un po’ e riflettere…

Ed evitare di risolvere tutto ritornando al male storico italiano: l’assenza di senso dello Stato che innumerevoli progetti di promozione per la cittadinanza attiva non sono ancora riusciti a debellare dall’animo dei giovani e degli adulti.

A presto,

Nunzia Gargano