Pagani: “Ritratti di Territorio d’inverno” al centro sociale conferma il successo delle edizioni estive

Un momento intimo, riflessivo, corale. Questo è stato l’evento “In direzione ostinata e contraria – Scampoli di umanità”. Ritratti di Territorio d’inverno si è confermato come un momento in grado di aprire il cuore e la mente con un inno al coraggio dei sentimenti e delle proprie azioni. Sul palco si sono alternati Nunzia Schiano, Gianfranco Iervolino e Vincenzo Malacario, Niko Mucci, Myriam Lattanzio, Vincenzo Sabatino e Antonio Trillicoso. Ognuno ha dato il proprio contributo all’argomento intorno a cui tutti si erano raccolto. Musica, monologhi editi e inediti che hanno contribuito alla diffusione di una sinfonia armonica tra voci originali tutte abituate a scegliere la direzione ostinata e contraria, ma con scampoli di umanità.

Dopo la presentazione di Nunzia Gargano, è stata Nunzia Schiano a coinvolgere il pubblico nello spirito giusto. Magistrale interpretazione di un breve racconto scritto per l’occasione dall’ideatrice del “Premio Ritratti di Territorio”.

Photocredit: Pagani Photo Magazine by Pasquale Senatore

Una personale rivoluzione civile

Decimo giorno.

Il capello bianco si intravede già, nonostante il parrucchiere.

Mi ricorda che un po’ di tempo è passato. Non sono più la stessa di qualche anno fa.

Sono trascorsi più di venti anni. Intensi e brevissimi, ma fondamentali. Sono cambiata, è vero! Sono aumentati i chili, le rughe, le consapevolezze, le responsabilità.

Eppure, ogni mattina, mi sveglio e mi sento ancora uguale. A me stessa.

Il 1994 è ancora lì, dietro l’angolo, puntuale, saluta ogni mio giorno.

Rivoluzione copernicana: un giorno di settembre scoprii che dovevo uscire dalla mia stanza e andare incontro al mondo.

Non avrei immaginato, qualche mese prima, di pensare a me come parte attiva di una società.

Che bello!

Fu l’anno dell’elezione diretta del sindaco. Che entusiasmo! Davvero ci sentivamo attori di una democrazia.

A diciott’anni poi…

Qualche volta mi sentivo stralunata. Ero arrivata in questo paese, che da sempre avevo sentito mio, solo da tre anni. La permanenza non era incominciata nel mondo migliore, ma avevo trovato me stessa.
Non so come fosse accaduto: stavo uscendo dall’anonimato.

Quante volte ho pensato: “Che fortuna vivere in un paese grande! Nel bene e nel male”.

Pregi tanti e altrettanti difetti, ma la possibilità di esprimerti, di costruire qualcosa, di dire la tua.

Già il paese…, le radici, l’appartenenza, il futuro: quanti luoghi comuni.

Ci vuole coraggio e sentimento per non partire.

Io ce l’ho messa tutta. Ogni giorno, ho preferito la direzione ostinata e contraria.

Un solo obiettivo: Pagani.

Ne ho studiato, interpretato e analizzato la storia dei secoli precedenti.

Oggi, ne testimonio talvolta l’involuzione socio-affettiva.

Dove sono finiti i giovani adolescenti che occupavano il corso principale di mattina e nelle sere del fine settimana?

Ah! Quelli erano gli anni Novanta.

Oggi, invece, i miei coetanei orgogliosamente affermano: “Il paese non offre niente. Non c’è nulla per i giovani”.

Giusto, vero, poi però chiedono il tuo voto perché hanno a cuore le sorti della città…

ah! ah! Ah! (risata isterica).

Tra un’intervista, un articolo, un saggio scientifico, qualche libro, il contratto a tempo indeterminato, le delusioni, sono arrivata al 2019.

Senza mai lasciare Pagani, se non per qualche settimana all’anno, quando capita…

Penso alla mia età: sono una signora non mi si può chiedere…

(risata simpatica)

D’altronde, i numeri come il tempo sono una convenzione. E io mi sento ancora negli anni novanta e conservo lo sguardo ingenuo e vigile di chi crede ancora che la bellezza si trovi in ogni luogo, salverà il mondo e migliorerà il futuro.

Nunzia Gargano