Riflessioni a latere sull’utilizzo dei social: da strumento di democrazia a strumento di insulto gratuito?

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Pagani, 28 febbraio 2018

Stamattina è arrivata la prima bozza del mio prossimo libro. Tranquilli. Non sto scrivendo per questo motivo. Mentre spulciavo i fogli, nella mia mente riecheggiavano queste parole: “specializzata in enogastronomia e promozione culturale”. E ancora: “Dopo più di venti anni di militanza, continua a interpretare il giornalismo locale come forma di impegno civile”. Allora, ho deciso che era impossibile non dire la mia.

È dall’altra sera, lunedì con precisione, che penso sempre la stessa cosa. Ne parlo, ne discuto, mi confronto con gli altri, ma non trovo spiegazioni plausibili.

L’ondata di freddo degli ultimi giorni e qualche fiocco di neve hanno determinato in molti casi anche il rilascio dei freni inibitori. Così, qualcuno si è convinto che le allerte meteo possano anche essere inventate e pilotate.

Come tante mamme di studenti iscritti alla scuola d’obbligo, anch’io controllavo con una certa frequenza i social, ma senza particolari ansie. Se poi tutti escono e prendono l’auto anche con la neve, non capisco perché non si potrebbe andare a scuola. Essendo Pagani un paese del Sud con clima mediterraneo, il vero problema è che non si è in grado di fronteggiare eventi meteo eccezionali perché abituati a piogge intense, caldo umido, ma non a nevicante lunghe che ricoprono il paesaggio per mezza giornata. In questi casi, è giusto che un amministratore serio decida di scegliere la soluzione migliore per garantire la sicurezza dei suoi cittadini.

In una delle mie incursioni social, mi trovo a leggere il profilo ufficiale del sindaco, Salvatore Bottone, che anticipa l’ordinanza e dispone il regolare svolgimento delle attività didattiche di tutte le scuole paganesi per il 27 febbraio.

Ne prendo atto e avviso subito gli studenti di famiglia. All’improvviso la mia lettura che, in gergo giornalistico si definisce “a rassegna stampa”, incrocia numerosi commenti al post del primo cittadino. La “giornalista che insegna” comincia a farsi largo e prende il sopravvento. Incominciano i tumulti interiori e la constatazione. Buona parte di quei commenti sono scritti da minorenni che, in teoria, non dovrebbero avere un profilo facebook o, nel caso lo abbiano, non usarlo per insultare gratuitamente attraverso di esso un rappresentante delle istituzioni.

Chi mi conosce sa che non ho mai fatto mistero delle mie provenienze politico-culturali, delle mie idee di riferimento, dei miei autori preferiti come non sono mai disposta a compiere piccoli sacrifici solo per compiacere una persona che riveste un ruolo politico.

Gli studenti dell’Ipsseoa Viviani di Agerola in visita alla Chiesa di S. Alfonso

Ciò che è accaduto l’altra sera mi induce a pormi una serie infinita di interrogativi, come madre e come docente. Conosciamo i nostri figli? Conosciamo i nostri studenti? Noi genitori continuiamo ad assumerci le nostre responsabilità come facevano quelli che sono diventati i nonni di oggi?

La mia risposta è: “Non lo so”.

Anch’io sono una mamma che lavora e non rinuncia alle sue priorità. Posso dirmi fortunata perché posso contare tanto sui miei famigliari, ma non delego mai la mia funzione educativa a nonni o zii. Sono madre di un figlio adolescente che non mi dà particolari problemi, ma che non esito a controllare come se io fossi un componente del servizio di sorveglianza speciale.

Non sto dicendo che bisogna tornare indietro. Assolutamente. Sono una progressista per vocazione. Spero solo che eventi del genere servano per scrutarci un po’ e riflettere…

Ed evitare di risolvere tutto ritornando al male storico italiano: l’assenza di senso dello Stato che innumerevoli progetti di promozione per la cittadinanza attiva non sono ancora riusciti a debellare dall’animo dei giovani e degli adulti.

A presto,

Nunzia Gargano

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