Strane sere… e la pazzia la fa da padrona

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di Antonio Ambrosio

È una di quelle sere dove la voglia di mangiare qualcosa di diverso e non starsene a casa, trasgredendo il rigore settimanale, prende il sopravvento. Solitamente quando questo accade so già di cosa ho voglia e vagando per le strade del desiderio ecco spuntare alla memoria il ricordo di una pizzeria del posto il cui nome sembra quasi uno scioglilingua, uno scioglilingua che mi mette ancor di più appetito: “Pizza pazza per i pazzi della Pizza” a San Valentino Torio.

La pazzia Signori è in casi rari frutto di grandi opere, chi ne fa buon uso può dar vita a notevoli risultati lasciando il segno.”

Da dove nasce l’idea di dare questo insolito nome ad una pizzeria? Scoprirlo non è stato difficile. Giunto in loco mi seggo al tavolo. Si avvicina una graziosa fanciulla dalle guance infarinate e per la scelta mi lascio guidare dalle sue soavi parole che al mio chiedere di voler mangiare non la solita pizza, mi strizza l’occhio e mi rassicura con un bel: “Non si preoccupi. È nel posto giusto”.

Quasi a rompere l’attesa ed anche la fame mi viene servito uno sfizioso benvenuto dalla crosta croccante e dal contenuto invitante, una “mescita” (piatto della tradizione contadina composto da varie verdure e fagioli) compattata a polpetta. Al primo assaggio il bon ton culinario intoppa nella scoperta di realizzare, come è giusto che sia, essere solo pochi i pregiatissimi e gustosissimi esemplari forniti di cotanta bontà.

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Incuriosito ancora di più dopo il piacevole assaggio, un profumo aleggia nell’aria. Diverse sono le fragranze che in un gioco di geometrie, con succulento incastro, si concentrato al cospetto dei miei sensi concedendo alle mie mani di districarsi tra coltello e forchetta affondando l’immaginazione in una piacevole realtà, due pizze sapientemente impastate con farina di farro, cotte “’ndo ruoto”, una dipinta di sugo al pomodoro con punte bianche di – Cacioricotta cilentana- ed un’altra la cui descrizione può essere raccontata solo gustandola.

 

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L’atto finale di questa serata è l’ingegno di un vera sperimentatrice, una pazzia al sapore di crema di ceci, baccalà e quel tocco pungente di limone che si presenta col nome di pizza ma dedicata “A Giovanna”, per ricordare quanto infinito può essere l’estro di una piazzaiola con passione.

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Ora tutto è più chiaro: la pazzia sta al sapore come la fantasia nella realtà di un angelo sceso sulla terra, di nome Angela, nata per sfornare pazze pizze.

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